
SCANNO – Dal Gargano all’Appennino, lungo gli antichi tratturi della transumanza, migliaia di persone hanno attraversato un percorso culturale che ha scelto di rallentare, ascoltare e immaginare il futuro. La VI edizione di Ju Buk Feminist Festival, primo festival letterario femminista e antifascista d’Europa, si conferma una delle esperienze più innovative del panorama culturale italiano, capace di proporre un vocabolario alternativo a quello dominante fatto di conflitti, disuguaglianze e paure. Per dieci giorni, tra il blu del Gargano e le montagne d’Abruzzo, Ju Buk ha costruito una comunità, andando ben oltre il semplice calendario di incontri.
Inserito nel programma ufficiale di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, il festival ha mostrato la maturità di un progetto nato nei borghi della transumanza e oggi riconosciuto a livello nazionale ed europeo. Ju Buk è un laboratorio permanente di democrazia culturale: un presidio civile che affronta temi cruciali del nostro tempo – dalle guerre alla crisi delle democrazie, dalla violenza maschile contro le donne alle migrazioni, dal lavoro alla salute mentale, fino all’emergenza climatica e ai diritti civili.
In un’epoca dominata dalla velocità e dalla polarizzazione, il festival ha scelto la complessità, restituendo tempo al pensiero e profondità alle parole. Scrittrici, reporter di guerra, economiste, attiviste, artiste e docenti provenienti da diversi Paesi hanno intrecciato letteratura, scienza, economia, geopolitica, cinema e divulgazione, dando vita a un mosaico di incontri di altissimo livello. Sul palco sono salite voci autorevoli come Lucy Cooke, Giulia Caminito, Monica Acito, Lucia Tancredi, Claudileia Lemes Dias, Marianna Aprile, Azzurra Rinaldi, Barbara Schiavulli e Antonella Napoli, insieme a decine di ospiti che hanno trasformato ogni appuntamento in un esercizio di cittadinanza democratica.
L’apertura al linguaggio cinematografico, con l’incontro dedicato a De l’amour perdu di Lorenzo Quagliozzi, prodotto dal Premio Oscar Paolo Sorrentino, ha confermato la vocazione interdisciplinare del festival. L’edizione 2026 resterà nella storia anche per la presentazione ufficiale nella Sala Caduti di Nassiriya del Senato della Repubblica, un riconoscimento che sancisce il valore nazionale del progetto.
Scanno e Peschici hanno rafforzato il ponte ideale tra Adriatico e Appennino: luoghi dell’anima dove paesaggio, memoria e cultura dialogano con la comunità. I numeri confermano una crescita costante: sale esaurite, migliaia di presenze, forte partecipazione giovanile, ampia eco mediatica e un seguito digitale in espansione. L’onorevole Stefania Pezzopane, presente fin dalla prima edizione, ha sottolineato l’unicità del festival e la qualità delle autrici coinvolte.
Ma il dato più importante è umano: le relazioni nate davanti ai libri, le discussioni proseguite nelle piazze, le amicizie costruite lungo i tratturi, le domande che hanno accompagnato il pubblico oltre la chiusura degli eventi. Ju Buk non produce semplicemente cultura: produce comunità. Come ricorda la direttrice artistica Eleonora De Nardis Giansante, il festival continua a scegliere la strada opposta alla superficialità del presente: costruire ponti, coltivare conoscenza, generare dialoghi autentici. Perché ogni libro aperto è un confine che cade, ogni incontro è un gesto di pace, ogni comunità culturale è una piccola rivoluzione democratica. Ed è da queste rivoluzioni silenziose che continua a nascere il futuro.