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Vendemmia Abruzzo 2026: cali fino al 40% per siccità e caldo

Cali produttivi tra il 25 e il 40% . Coldiretti chiede investimenti su invasi, irrigazione e strategie di lungo periodo

da Marina Denegri

CHIETI – La vendemmia abruzzese 2026 presenta un conto pesante dopo oltre quattro mesi di siccità e settimane di temperature estreme. In provincia di Chieti, dove si concentra circa il 75% dei vigneti regionali, le prime uve raccolte mostrano cali produttivi tra il 25 e il 40% rispetto alla media. Grappoli asciutti, acini più leggeri e rese di mosto ridotte sono gli effetti diretti di oltre 120 giorni senza piogge, una condizione che sta mettendo in difficoltà viticoltori e cantine già alle prese con costi di produzione in aumento e un mercato appesantito da giacenze degli anni precedenti.

Il calo produttivo potrebbe però favorire un riequilibrio del mercato, riducendo le eccedenze e sostenendo una possibile ripresa dei prezzi delle uve e del vino. Una prospettiva che potrebbe restituire ossigeno alle imprese, pur non risolvendo da sola le criticità strutturali del settore. Per Coldiretti, infatti, la sostenibilità economica della filiera non può dipendere esclusivamente dalla riduzione delle produzioni.

Questa vendemmia ci dice una cosa molto chiara: l’acqua è ormai un’infrastruttura produttiva indispensabile”, afferma Pier Carmine Tilli, presidente di Coldiretti Chieti. L’associazione chiede un’accelerazione sul Piano Invasi Coldiretti–Anbi, con la realizzazione di una rete diffusa di piccoli e medi bacini per raccogliere acqua nei periodi piovosi e renderla disponibile nei momenti di necessità.

In molte aree della provincia di Chieti la viticoltura è ancora non irrigua, e il cambiamento climatico rende urgente una strategia per l’irrigazione di soccorso e per nuove reti capaci di raggiungere i territori oggi esclusi dai sistemi irrigui. “Non si tratta più di gestire emergenze, ma di garantire continuità produttiva alle imprese agricole”, sottolinea Domenico Bosco, direttore di Coldiretti Chieti, ricordando che alla crisi climatica si somma quella di mercato.

Coldiretti Abruzzo ha già inviato alla Regione un documento con proposte per ristabilire l’equilibrio tra produzione e domanda: revisione dello schedario vitivinicolo, verifica delle giacenze, sostegno alla promozione e all’enoturismo. “Il futuro della viticoltura abruzzese si decide anche dalla capacità di trattenere l’acqua”, aggiunge Marino Pilati, direttore di Coldiretti Abruzzo. “Servono programmazione, investimenti e una strategia di lungo periodo: non possiamo permettere che ogni estate la vendemmia diventi un bollettino di danni”.