Pescara, Sospiri sul business dei presunti profughi

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Per il consigliere regionale  il  sindaco di Pescara cerca di bypassare il Decreto Salvini , in via di pubblicazione, accelerando  le procedure per trasformare i CAS in SPRAR  e concentrare circa 200 immigrati nei centri aperti in via Tiburtina

PESCARA – Il  Capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri ha tenuto oggi  una conferenza stampa  per scoprire il ‘gioco delle tre carte’ del sindaco Alessandrini nel garantire il business dei presunti profughi a Pescara. Presente anche il consigliere comunale Fabrizio Rapposelli.

“Partiamo dal dato ufficiale, ovvero la Prefettura di Pescara ha messo a bando l’ospitalità e l’accoglienza dei presunti profughi per il 2019, prevedendo 630 posti rispetto ai 1.200 del 2018. Il numero si è quasi dimezzato innanzitutto per la politica del Ministro Salvini che ha oggettivamente ridotto il numero degli sbarchi, ma ovviamente siamo andati a vedere che fine hanno fatto le 570 persone alle quali nel 2019 non dovremmo preoccuparci di dare vitto e alloggio – ha detto il capogruppo Sospiri – e abbiamo scoperto che il 10 per cento, dunque 57 persone su 1.200, sono state trasferite dagli ex CAS agli SPRAR; il 7 per cento, quindi 40 persone su 1.200 hanno ricevuto la verifica di attestazione di Protezione Internazionale; il 20-25 per cento, quindi circa 142 persone, hanno avuto un permesso di soggiorno umanitario.

Restano fuori 331 persone di cui non abbiamo traccia, ovvero questo significa che tra il 2018 e il 2019 ci sono 331 esseri umani senza documenti di identità, senza un euro in tasca, ma con un foglio di Via per lasciare il nostro territorio nazionale perché non gli sono stati riconosciuti né il permesso umanitario né la Protezione internazionale, che dovrebbero lasciare l’Italia perché immigrati clandestini, che attualmente sono in giro, che si sono ufficialmente ‘allontanati volontariamente’, senza poter restare sul territorio nazionale, e che magari stanno cercando di raggiungere altre mete europee per ricongiungersi con la famiglia. Purtroppo noi sappiamo che quando una persona è disperata, è facile che cada nelle maglie di chi fomenta l’odio o della criminalità organizzata.

E queste 331 persone rappresentano il fallimento della gestione dei CAS da parte del Comune di Pescara e del Pd, che hanno perso le tracce di quei disperati. Ovviamente il Ministro Salvini si è posto il problema di simili situazioni per le quali è nato il Decreto, prossimo a divenire legge – ha proseguito il Capogruppo Sospiri – e io speravo che il Comune di Pescara attendesse l’evoluzione di quel Decreto prima di procedere in qualunque altra direzione, e invece no. Invece abbiamo avuto notizia che il Comune sta accelerando le procedure per trasformare i CAS, gestiti dalle cooperative come Eta Beta e Arci con congrui compensi economici, gli stessi CAS che Salvini intende chiudere.

E invece il Comune di Pescara si appresta tardivamente a trasformare i CAS in SPRAR con la gestione condivisa del Comune di Pescara stesso che eserciterebbe il controllo. Ma oggi tale operazione non ha più senso perché il Ministro Salvini sta chiudendo i CAS, dunque oggi accelerare le procedure significa solo cercare di sviare, di aggirare quel Decreto, significa tenere in piedi il business dei presunti profughi. Dunque il sindaco Alessandrini sta cercando di trasformare in gran fretta i due CAS presenti nell’area della Tiburtina, il primo al civico 544, il secondo in via Vomano 6, in SPRAR concentrando circa 200 presunti profughi, che per il 90 per cento non potrebbero stare sul nostro territorio in virtù del Decreto Salvini, sulla via Tiburtina, una zona che ha già dei gravi ed evidenti problemi di sicurezza sociale e di ordine pubblico.

E allora noi ci chiediamo perché una tale fretta ben sapendo che sta uscendo un Decreto che addirittura cancellerà i CAS. Peraltro tutto questo, come sempre – ha sottolineato il Capogruppo Sospiri – avrà un costo pesante: il bando della Prefettura ha previsto di dare ospitalità a 630 esseri umani, con una spesa media giornaliera pro-capite di circa 34 euro al giorno che, moltiplicato per 630 persone, fa circa 630mila euro al mese, che, moltiplicato per 12 mesi, fa oltre 7milioni 711mila euro all’anno dei pescaresi e degli italiani.

A me pare che, al di là della retorica buonista sull’accoglienza che è stata ampiamente superata nel dibattito pubblico, tale cifra sia un buon motivo per un sindaco per non portare avanti la politica del CAS né tantomeno per trasformarli in SPRAR. In più il Comune di Pescara ha dei partner istituzionali nella gestione del sociale, come la Caritas e l’Asp, che è a gestione pubblica, e allora ci chiediamo perché, anziché scegliere tali partner per gli SPRAR, il sindaco stia invece scegliendo i CAS gestiti, guarda caso, dalle Cooperative rosse, ovvero Eta Beta e Arci. Ovviamente noi andremo a informare subito i cittadini residenti in via Tiburtina, avvisandoli dell’aggravamento della loro condizione a fronte di scelte dell’amministrazione Alessandrini che vanno a vanificare le politiche del Governo di contenimento del problema immigrazione”.

Pescara, Sospiri sul business dei presunti profughi ultima modifica: 2018-09-28T19:00:38+00:00 da Francesco Rapino