
REGIONE – L’Abruzzo si prepara a fronteggiare una delle stangate economiche più pesanti del 2026: la spesa complessiva per benzina e gasolio crescerà di 352 milioni di euro rispetto al 2025, portando il totale regionale da 1,685 miliardi a 2,037 miliardi di euro. Un aumento del 20,9%, superiore alla media nazionale, che colloca la regione all’ottavo posto in Italia tra quelle più colpite dal caro-carburanti. Un impatto che non riguarda solo automobilisti e famiglie, ma l’intero tessuto produttivo abruzzese.
Il rincaro si traduce in un aggravio mensile di 29,4 milioni di euro, una cifra che pesa come un macigno su imprese, lavoratori e residenti. I prezzi medi in modalità self — circa 2,00 €/l per la benzina e oltre 2,09 €/l per il gasolio — fotografano una situazione ormai insostenibile, soprattutto per le 7.000 micro, piccole e medie imprese che ogni giorno dipendono dalla mobilità per produrre, consegnare, assistere e mantenere attivi i servizi sul territorio. Per molte attività artigiane e commerciali, il carburante è diventato un costo fisso ingestibile.
A soffrire in modo particolare sono gli autotrasportatori, per i quali benzina e gasolio rappresentano tra il 25% e il 35% dei costi operativi totali. Con questi livelli di prezzo, lavorare significa spesso operare in perdita: un rischio concreto di blocco del settore, con ripercussioni immediate sulla logistica regionale, sulla distribuzione delle merci e sull’intero sistema produttivo. Una crisi che non riguarda solo chi guida i mezzi, ma tutta la filiera che dipende dal trasporto su gomma.
Il caro-carburanti colpisce duramente anche le aree interne dell’Abruzzo, dove la mancanza di alternative strutturate di trasporto pubblico costringe cittadini e lavoratori a utilizzare quotidianamente l’auto privata. Nei territori montani e più isolati, ogni spostamento diventa un costo aggiuntivo, amplificando le difficoltà di famiglie, studenti, pendolari e anziani. Qui il rincaro non è solo economico: è sociale, perché aumenta le distanze e riduce le opportunità.
Le cause di questa emergenza sono molteplici. Da un lato, le tensioni geopolitiche internazionali e i conflitti in Medio Oriente hanno destabilizzato i mercati energetici globali, spingendo verso l’alto il prezzo del petrolio. Dall’altro, la scadenza definitiva delle misure di sostegno — in particolare i tagli alle accise — ha riportato la tassazione ai livelli ordinari, facendo schizzare i prezzi alla pompa. Un doppio effetto che ha colpito l’Italia e, in modo ancora più evidente, l’Abruzzo.
Il 2026 si presenta dunque come un anno complesso per la regione, chiamata a gestire un aumento dei costi che incide su mobilità, lavoro, produzione e qualità della vita. Una crisi che richiede interventi mirati, sostegni concreti e una strategia di lungo periodo per evitare che il caro-carburanti diventi un ostacolo strutturale alla crescita dell’Abruzzo.