
L’AQUILA – “Edizione bagnata, edizione fortunata.” Con queste parole il vicepresidente della Regione Abruzzo con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, ha inaugurato la seconda edizione di Vinorum, il festival del vino d’Abruzzo promosso dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo insieme alla Regione.
Nonostante il maltempo, piazza Duomo a L’Aquila ha accolto un pubblico numeroso e partecipe, confermando la forza di un evento che unisce produzione, cultura e identità territoriale.
“La presenza di 52 cantine abruzzesi e 250 etichette in degustazione – ha sottolineato Imprudente – testimonia l’unicità di un appuntamento che cresce di anno in anno, tanto quanto cresce la qualità del nostro vino”.
Un evento che rafforza il ruolo del capoluogo come punto di riferimento per le grandi manifestazioni regionali, in un anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura 2026.
Il vino come cultura e leva di sviluppo
Per Imprudente, Vinorum è molto più di un festival enologico: “È un luogo in cui il vino si fa cultura e leva di sviluppo economico e turistico”.
Il percorso del villaggio del vino si snoda da piazza Duomo lungo corso Vittorio Emanuele II, fino ai cortili dei palazzi storici, trasformati in spazi di degustazione, incontro e approfondimento. Un format che valorizza la città e la sua architettura, rendendo il vino parte integrante del racconto culturale dell’Abruzzo.
L’omaggio a Luigi Cataldi Madonna
Tra gli appuntamenti più sentiti della prima giornata, nel cortile di Palazzo Spaventa, l’omaggio a Luigi Cataldi Madonna, figura centrale dell’enologia abruzzese e italiana, scomparso l’8 dicembre 2025. Moderato da Giorgio D’Orazio, con la partecipazione della figlia Giulia Cataldi Madonna e del giornalista Camillo Langone, l’incontro ha ricordato il ruolo pionieristico del produttore nella viticoltura di montagna.
Imprudente ha evidenziato il valore umano e professionale di Cataldi Madonna: “Nella sua figura l’Abruzzo del vino ha trovato un grande interprete, un uomo di estro e visione, capace di innovare senza perdere il legame con memoria e territorio”.
Un tributo che ha restituito la misura di quanto la storia del vino abruzzese sia fatta di persone, intuizioni e radici profonde.