Scorrano di Cellino Attanasio “PASSIJUNE PERDUTE”

CELLINO ATTANASIO (TE) – L’antico borgo medievale, Scorrano di Cellino Attanasio, sarà teatro di una antica e singolare festa tradizionale:”Passijune Perdute”,che si svolgerà il 17 Agosto 2010 dalle ore 20.30. Ad animare la serata saranno rappresentative musical-popolari provenienti da tutta la provincia come La Banda Rurale di Colledoro e gli Eco tra i Torrioni, ed infine in esclusiva regionale, avverrà il concerto finale dello storico gruppo popolare campano E ZèZI.

L’evento è in collaborazione con il comune di Cellino Attanasio e l’associazione Eco tra i Torrioni. Durante la serata artigiani locali esporranno sempre per le strade e avverranno degustazioni gratuite di prodotti enogastronomici; in particolare vino locale ed arrosticini, contornato dalla degustazioni di Montepulciano D’Abruzzo e Birre artigianali.

“La banda rurale di Colledoro” – Si può dire che sia una delle poche formazioni abruzzesi che non rientrano nella categoria dei così detti “gruppi di riproposizione”. Sono interpreti di una tradizione ininterrotta che accomuna giovani ed anziani nella pratica musicale. Sono veri continuatori della tradizione teramana, in cui la forza degli organetti la fa da padrona. E’ difficile ascoltarli senza lasciarsi andare alla voglia di ballare, per la genuinità, la potenza di suono, la loro padronanza degli strumenti e la conoscenza del repertorio tradizionale.

E ZéZI – Rappresentano ad oggi una realtà stabile e riconoscibile nel panorama culturale nazionale e internazionale. In oltre trent’anni di attività la loro dinamica nei flussi, disorganici, di produzione artistica è andata rinforzandosi e riposizionandosi, alterando continuamente l’immagine dell’ensemble attraverso un processo complesso di riferimenti e sperimentazioni, di attribuzione simbolica, cui demandare informazioni e sintesi di tipo politico, musicale e teatrale.

Il GRUPPO, che si organizza alla fine del settantaquattro e di lì ad oggi mantiene una serrata attività artistica e politica ininterrotta, vanta una nota di originalità che lo contraddistingue da sempre da altre esperienze espresse nel processo di ri-elaborazione delle musiche di tradizione orale. È infatti costituito da una formazione molto differenziata, nella quale figurano anche alcuni operai. Anzi, la CULTURA OPERAIA ha ispirato, si potrebbe dire, la nascita stessa e la strutturazione del progetto, figurando alcune questioni relative agli insediamenti industriali dell’area vesuviana come centrali in molti brani e opere teatrali negli anni composte dagli ZEZI. Per questi motivi risultano essere tra le realtà artistiche più innovative e interessanti nel panorama musicale nazionale. Lo si afferma in relazione certamente alla qualità della produzione musicale e teatrale proposta in tanti anni. Ma anche in riferimento alla singolarità non solo del risultato, dell’esito, della risposta e della proposta rappresentate, bensì del progetto ispiratore, delle idee fendenti un ambito socioculturale alquanto reietto, sfibrato, disorganico, sia nell’organizzazione delle cosiddette politiche culturali, sia nella gestione delle politiche del lavoro e dell’accesso alle risorse.

In relazione all’esperienza del gruppo operaio di pomigliano d’Arco, molti significati vanno intesi alla luce di una relazione contestuale e allo stesso tempo tesa verso ambiti di confronto trans-locali.

L’opera del GRUPPO ha voluto anche sfidare i modelli di rappresentazione stabiliti, stante il carattere per definizione gerarchico e non sempre democratico delle strutture terminologiche e della comunicazione in genere. Di qui la scelta dei codici privilegiati in una dimensione di confronto trasversale, ovvero il dialetto e la tammurriata, il repertorio locale musicale e teatrale di tradizione orale.

Gli ZEZI sono una forza politica e artistica innovativa proprio grazie alla loro creatività. Qui risiede, probabilmente, la forza delle loro proposizioni. Le idee che hanno proposto rappresentano delle modalità di lotta agli ordini stabili. Sono ideatori di un quadro nuovo, in cui gli strumenti del linguaggio, della finzione, del dialetto, della musica, dell’evocazione e dell’ironia, si sono rivelati nelle loro potenzialità democratiche. Hanno rappresentato il disordine, tagliando l’ordine, capovolgendolo e beffeggiandolo, mettendo in scena dei corpi politici riconoscibili, rappresentando costantemente un’opposizione critica e strutturata.

Sono musicisti e attori, intellettuali, operai. Producono arte spesso come rappresentazione di una critica sociale forte, esplicita, riferendosi sempre ad un ambito di conoscenze straordinariamente diffuso, vale a dire i repertori locali musicali e teatrali di tradizione orale.

Il nome e ZEZI lo hanno mutuato dai teatranti di strada che, fino all’inizio degli anni Cinquanta, giravano per paesi a rappresentare la Canzone di Zeza, una commedia in cui si celebra la sconfitta, per castrazione, di Pulcinella, il quale vuole opporsi, invano contro sua moglie Zeza, al matrimonio di loro figlia con Don Nicola. In scena sono le tensioni tra i due sessi, l’uomo, la donna, i loro ruoli in un processo di negoziazione e confronto rappresentato dalla relazione intergenerazionale.

fonte: zezi.it

Scorrano di Cellino Attanasio “PASSIJUNE PERDUTE” ultima modifica: 2010-08-12T08:00:30+00:00 da Gulizia Leonello