Nell’ambito del progetto di promozione dell’affiancamento familiare domani evento aperto alla città in Sala Consiliare
PESCARA – Il Comune di Pescara, la Asl e la Caritas diocesana stanno avviando sul territorio di Pescara un nuovo progetto di prevenzione. Ideato dalla Fondazione Paideia di Torino e già diffuso in molte città del nord Italia, esso mira a sperimentare una nuova forma di sostegno per le famiglie: l’Affiancamento Familiare. In sostanza, una famiglia solidale sostiene ed aiuta, per un periodo di tempo definito, un’altra famiglia in temporanea difficoltà, coinvolgendo tutti i soggetti di entrambi i nuclei. Si cammina insieme, superando in compagnia il tratto di sentiero più accidentato, muovendo dalla consapevolezza che anche le famiglie che stanno affrontando un momento di difficoltà sono portatrici di risorse da riscoprire e valorizzare. Si tratta di un istituto che si aggiunge a quello dell’affido familiare contemplato per legge e applicato da anni su tutto il territorio nazionale e che si prospetta quando ci sono condizioni tali da consentire l’affiancamento del minore in seno alla famiglia d’origine.
Per diffondere lo spirito e le informazioni relative al progetto e aprire alla città tale cammino mercoledì 6 maggio alle ore 21 presso la Sala Consiliare del Comune di Pescara si terrà un incontro pubblico, aperto a tutta la cittadinanza (per l’occasione si attiverà anche un servizio Baby sitting per chi vorrà partecipare).
Se sei o conosci una famiglia che ha voglia di mettersi in gioco nel percorso di affiancamento ad una altra famiglia, non mancare!
“Una famiglia per una famiglia” è un progetto sviluppato dalla Fondazione Paideia a partire dal 2003, in partnership con realtà pubbliche e private di numerosi territori italiani. Obiettivo del progetto è sostenere famiglie che vivono un periodo di difficoltà nella gestione della propria vita quotidiana e nelle relazioni educative con i figli.
L’affidamento diurno tradizionale è indirizzato principalmente a instaurare un rapporto privilegiato tra il bambino in difficoltà e la famiglia affidataria, tenendo in secondo piano la famiglia d’origine. “Una famiglia per una famiglia” sperimenta un approccio innovativo, che sposta la centralità dell’intervento dal bambino all’intero nucleo familiare: una famiglia solidale sostiene e aiuta un’altra famiglia in difficoltà, coinvolgendo tutti i componenti di entrambi i nuclei. Tutti i membri di una famiglia offrono le proprie specifiche competenze, determinate da età, professioni, inclinazioni differenti.
Il progetto sviluppa un intervento di carattere preventivo, offrendo un sostegno temporaneo a famiglie fragili con minori: l’affiancamento tra famiglie permette di instaurare un rapporto di parità e reciprocità che sostiene senza dividere, con uno sguardo diverso sulla famiglia, vista come risorsa, non come problema. Il progetto è inoltre finalizzato ad aumentare l’interazione tra famiglie, enti e servizi, sia facilitando nelle famiglie una relazione di maggiore fiducia nei confronti delle realtà istituzionali, sia implementando la collaborazione tra pubblico e privato.
METODO. Nel 2003 il Comune di Torino presenta alla Fondazione Paideia l’idea progettuale “Una famiglia per una famiglia”. Paideia collabora con il Comune per trasformare l’idea in progetto esecutivo: nel 2005 inizia la sperimentazione nel Comune di Torino, che si conclude nel 2007, quando l’affido da famiglia a famiglia viene incluso nelle politiche sociali del territorio.
Ad oggi il progetto è attivo in diverse aree territoriali del nord Italia, con il coinvolgimento di amministrazioni pubbliche, terzo settore e Fondazioni private e di origine bancaria. La fase di sperimentazione ha una durata di circa 24 mesi, durante i quali vengono attivati in genere 8 affidi della durata di 12 mesi. Obiettivo della sperimentazione è la costruzione delle condizioni di passaggio alla fase di lavoro a regime, che si inserisca nelle politiche ordinarie degli enti territoriali.
Il progetto viene coordinato da un’équipe tecnica che si occupa di tutte le fasi dello sviluppo operativo, della selezione delle famiglie, del monitoraggio e della valutazione, in partnership con realtà associative e gruppi familiari del territorio, che coadiuvano nella ricerca di famiglie disponibili all’affiancamento e nella segnalazione di famiglie in difficoltà. Rilevante è la figura del tutor, in genere proveniente dalle associazioni, che ha funzioni di mediazione tra le due famiglie e di monitoraggio dell’affiancamento, in un contatto costante con i servizi e i partner coinvolti.
Concretamente, la relazione tra le due famiglie si sviluppa attraverso incontri e rapporti telefonici frequenti (definiti, almeno in parte, nel patto educativo) con attività quali: sostegno educativo e organizzativo nella gestione dei figli, supporto pratico e nella relazione con enti istituzionali, organizzazione e partecipazione a momenti di festa e socializzazione, ascolto e condivisione di problematiche genitoriali e di coppia, confronto sui modelli educativi e valoriali di riferimento.
RISULTATI ED ESITI “Una famiglia per una famiglia” scommette sul fatto che un affiancamento tra famiglie caratterizzato da parità, reciprocità, supporto non professionale, possa essere uno strumento adeguato in situazioni familiari di vulnerabilità, se individuate e accompagnate in una fase preventiva. Questa tipologia di affiancamento risulta efficace a problematiche familiari quali:
– fragilità della rete familiare;
– difficoltà ad orientarsi e utilizzare la rete dei servizi e le opportunità del territorio;
– malattia di uno dei componenti della famiglia;
– affaticamento delle figure genitoriali;
– carenze educative rispetto ai minori;
– difficoltà di conciliazione dei carichi familiari.
Ad oggi gli affiancamenti attivati nelle diverse esperienze territoriali sono stati circa 300 e hanno coinvolto oltre 500 bambini. Le famiglie affiancate hanno constatato come l’affiancamento le abbia aiutate ad accrescere la fiducia verso gli altri e verso le proprie risorse, a sviluppare nuovi apprendimenti e strategie educative, a conciliare più facilmente i carichi familiari e sentirsi maggiormente autonome nella gestione dei figli e della quotidianità, a rafforzare ed ampliare le reti sociali di riferimento. Le famiglie affiancanti hanno espresso la percezione di aver contribuito a conciliare i carichi familiari e a ridurre lo stato di stress delle famiglie affiancate, di aver facilitato la relazione con le reti sociali e le istituzioni, aumentando il grado di autonomia e contribuendo alla riduzione degli elementi di rischio. A seguito del progetto, alcune famiglie hanno dato la loro disponibilità per affidamenti anche di carattere residenziale e per altri progetti proposti dai servizi.
