I commenti di Albore Mascia e di Testa
PESCARA – Ieri in piazza Italia, dinanzi al Comune di Pescara, oltre mille persone sono accorse da ogni quartiere della città per far sentire il proprio disagio e la paura dopo l’omicidio di Domenico Rigante, l’ultrà di appena 24 anni, freddato in un appartamento e per il quale è stato arrestato Massimo Ciarelli, il presunto autore dell’assassinio. I cori da stadio intonati non inneggiavano questa volta alle imprese dei biancoazzurri, ma lasciavano trapelare la rabbia contro la barbarie , contro una aggressione feroce, contro l’arroganza di chi da troppo tempo spadroneggia a Pescara. La cattura del presunto assassino, la pronta risposta delle Istituzioni non sono state sufficienti a placare gli animi ci vuole come ha detto il sindaco Albore Mascia:
fermezza, rigore e l’adozione di provvedimenti forti, per rendere giustizia al giovane Domenico Rigante, ucciso da un commando armato in un’aggressione che, a memoria d’uomo, non ha pari a Pescara, pur scavando nel passato.
E la città vuole ‘fatti’, vuole sicurezze, certezze, chiede che non ci siano scappatoie per chi ha sbagliato, che non ci siano indulgenze, che la legge sia veramente uguale per tutti. Ma soprattutto chiede pace, tranquillità, chiede che quanto accaduto il primo maggio in via Polacchi non si ripeta mai più. E le Istituzioni, a partire dall’amministrazione comunale, daranno quelle certezze: io ho assunto un impegno chiaro, quello di intensificare, per quanto possibile, la battaglia per la legalità, nella quale coinvolgeremo altri Enti, come l’Ater, e soprattutto le Forze dell’Ordine.
Oltre al sindaco, in piazza Italia, erano presenti anche il Presidente della Provincia di Pescara Guerino Testa, gli assessori comunali alle Politiche sociali Guido Cerolini, alla Difesa della costa Vincenzo Serraiocco e alle Finanze Eugenio Seccia, e i consiglieri comunali Armando Foschi, Presidente della Commissione Sicurezza del Territorio, Alfredo Cremonese, Massimo Pastore, Salvatore Di Pino e Lorenzo Sospiri, e il Presidente della Circoscrizione Castellamare Paolo Tarantelli. Il sindaco ha prima salutato i presenti al centro della piazza, vicino alla fontana, per poi salire le scale del Comune con i cittadini raccolti lungo le scale e ai piedi, riempiendo l’intera area, completamente chiusa al traffico sotto l’occhio di 15 agenti della Polizia municipale. E tra le centinaia di persone presenti c’erano anche la giovanissima compagna di Domenico Rigante, Angela, la mamma del giovane e il padre Pasqualino, oltre ai due fratelli, Antonio, il gemello, e Francesco, il più giovane di soli 19 anni.
Il primo cittadino ha invitato a trovare coraggio e forza per andare avanti e a riportare la calma in città per non trasformare Pescara in un far west.
Ha detto ancora il sindaco:
la macchina della giustizia sta funzionando in modo eccellente e infatti ieri è stato arrestato uno dei principali responsabili dell’omicidio, un arresto che ha dato a tutti noi la misura dell’efficienza delle Forze dell’Ordine della quale non ho mai dubitato. La prontezza della risposta delle Istituzioni è stata straordinaria, le indagini sono state condotte in modo eccezionale e tempestivo. La cattura di Ciarelli può, in qualche modo, dare un minimo di sollievo al territorio e alla famiglia di Domenico certi che le Forze dell’Ordine e la giustizia hanno fatto il proprio corso. Ovviamente non è finita: attraverso Ciarelli o attraverso altre testimonianze ora dovranno essere individuati gli altri componenti del commando che hanno partecipato all’omicidio di Domenico, un’aggressione di inaudita violenza di cui, da pescarese radicato sul territorio, non ho memoria, soprattutto perché parliamo di criminalità locale. Ovviamente confido nell’inflessibilità di tutte le forze coinvolte, e noi tutti invochiamo la fermezza delle Forze dell’Ordine, della magistratura e degli Organi inquirenti. Sicuramente a Pescara si stanno susseguendo una serie di episodi di cronaca che continuano a colpire l’opinione pubblica, dopo le scomparse verificatesi a inizio anno, il ‘caso’ Straccia, il ‘caso’ Pica, l’omicidio Ceci. L’auspicio è che Pescara salga presto alla ribalta nazionale per altre vicende, per la qualità della vita nella nostra città perché Pescara, e lo ribadisco ancora, non è una città abituata alla violenza, tanto
che sa ancora indignarsi e ribellarsi dinanzi a tali episodi di cronaca. Tempo fa avevo respinto con fermezza il paragone della nostra città con altri centri del sud o del nord dove tali episodi di violenza sono ben più frequenti, suscitando anche la reazione polemica del Presidente del Consiglio regionale della Campania. Ebbene ancora oggi, sperando di non offendere alcuno, continuo a respingere tale idea. Pescara è una città tranquilla, pur avendo una popolazione residente di 130mila abitanti, che diventano 200mila ogni giorno, senza dimenticare che è anche una città baricentrica rispetto alle negoziazioni, alle attività bancarie, dunque è una città polo d’attrazione per ogni genere di situazione. E al tempo stesso oggi respingo anche l’immagine di Pescara-città intollerante, anzi ha una capacità di accoglienza e di solidarietà unica rispetto all’Abruzzo intero. La stessa Pescara ha subito, è stata vittima, anche negli ultimi mesi, di fenomeni di campanilismo. E ancora, parlando alla folla, il sindaco Albore Mascia ha ribadito che “quanto accaduto non fa capo a gruppi Rom di passaggio, che magari vivono in accampamenti, in una baraccopoli, ma piuttosto a gruppi, clan di rom stanziali che fanno parte del tessuto sociale della città, che frequentano da anni i nostri spazi, nei cui confronti però dobbiamo dimostrare massima fermezza. Chi viola le regole dev’essere punito, dev’essere emarginato. L’amministrazione comunale si è assunta da tre anni le proprie responsabilità imponendo in ogni modo il rispetto della legge: siamo partiti con gli sfratti, cinque, dieci, venti, cacciando dai nostri alloggi quegli inquilini, quasi tutti rom, che avevano occupato abusivamente i nostri appartamenti, e li abbiamo tirati fuori dai nostri alloggi con un’azione combinata con la Guardia di Finanza, i medici, i Carabinieri, la Questura, e consideriamo che ogni operazione ci costa 6mila euro. E nella storia di Pescara sono sicuramente il primo ad aver avuto la forza e il coraggio di sfrattare i Rom.
Unanime, intanto, la richiesta dei cittadini presenti, ossia mandare via dalla città i rom che delinquono, e intensificare i controlli, anche economici e finanziari, a carico di coloro che non pagano l’affitto di casa, che risultano privi di lavoro, ma poi girano per le vie della città a bordo di auto di lusso seminando la paura nei quartieri.
Al termine dell’incontro, dopo il saluto ai presenti di Pasqualino Rigante, papà di Domenico, che ha “ringraziato tutti per la presenza e per le testimonianze d’affetto. Ora quello che dovevamo fare è stato fatto quindi andiamo tutti a casa”, un gruppo di tifosi ha tentato di raggiungere il rione Rancitelli, ma è stato bloccato e convinto a tornare indietro dalle Forze dell’Ordine, Polizia municipale compresa, schierate lungo l’intera città.
Il Presidente della Provincia, Guerino Testa, invita alla calma perché: “La giustizia fai da te non serve.La città contribuisca a ritornare alla vita di sempre”
Ha proseguito Testa:
rabbia e dispiacere sono comprensibilissimi, dopo l’omicidio di Domenico Rigante. L’incredulità per quanto accaduto al giovane tifoso accompagna tutta la comunità pescarese ma dopo la cattura del presunto assassino è indispensabile fare uno sforzo collettivo perché la città riassuma i suoi ritmi e torni alla sua quotidianità, mentre le forze dell’ordine continuano a lavorare per individuare i complici di Massimo Ciarelli e per tenere sotto controllo la situazione dal punto di vista dell’ordine pubblico. La giustizia fai-da-te non ha mai prodotto nulla di buono e mai accadrà per cui chiedo a tutti di abbassare i toni ed evitare episodi di violenza e intolleranza che non porterebbero da nessuna parte, anzi creerebbero solo nuovi problemi.In questa fase le istituzioni e le forze dell’ordine hanno un compito delicatissimo che è quello di rispondere alle istanze dei cittadini, inorriditi per quanto accaduto a Domenico Rigante.Ognuno farà la propria parte, ne sono certo, e la politica dovrà mantenere alta l’attenzione su questa priorità senza archiviare in fretta e furia la questione e senza fare l’errore di spaccarsi o di cavalcare la questione per strumentalizzarla. I cittadini però giocano il ruolo più importante: con intelligenza, senso civico e maturità ognuno deve fare in modo che la situazione torni alla tranquillità di sempre, perché eventuali reazioni scomposte servirebbero solo ad aprire una parentesi violenta che in questo momento non serve di certo a Pescara e ai Pescaresi. È bene pensare, invece, a stare vicini alla famiglia Rigante: ai genitori, ai fratelli, alla compagna di Domenico e alla piccola Angelica.
[Foto di Michele Raho per gentile concessione]



