
REGIONE – L’estate 2026 conferma una tendenza ormai evidente: gli incendi stanno diventando più intensi, più vasti e sempre più difficili da contenere. Dall’Ontario alla Francia, dal Galles alla Sicilia, il fuoco sta segnando il paesaggio europeo con una frequenza senza precedenti. In Italia gli ettari bruciati hanno raggiunto quota 70.000, pari a un aumento del 133% rispetto alla media degli ultimi vent’anni; quasi un terzo dei roghi ha colpito aree protette.
Anche l’Abruzzo vive una nuova stagione critica. Dopo gli anni drammatici del 2017 e del 2021, il 2026 registra incendi di grande estensione: il rogo partito da Lucoli il 22 luglio, avanzato verso Roio e Bagno, ha devastato circa 1.200 ettari. Nelle stesse settimane le fiamme hanno interessato Rocca di Mezzo, Pescina, Collarmele, il Pescarese, la periferia di Chieti e altre zone della regione.
Il quadro europeo è altrettanto allarmante: 435.000 ettari già bruciati, 100.000 in più rispetto allo stesso periodo del 2025, anno che aveva superato il milione di ettari distrutti, il peggiore degli ultimi vent’anni.
Secondo l’ultimo bollettino climatico di Copernicus, l’Europa ha vissuto il bimestre giugno-luglio più caldo mai registrato, mentre luglio 2026 e luglio 2024 risultano i mesi più caldi di sempre a livello globale. Temperature record, siccità e deficit idrico rendono gli incendi più violenti e i territori più vulnerabili.
In questo contesto, il WWF Italia lancia un appello chiaro attraverso il report “È stata la mano dell’uomo. Cambiare strategia per prevenire gli incendi estremi”: non basta più gestire l’emergenza, serve investire in prevenzione. Il documento individua dieci priorità per le istituzioni, tra cui gestione forestale sostenibile, pianificazione territoriale, monitoraggio del rischio, rafforzamento dei divieti, maggiore sorveglianza e coinvolgimento delle comunità locali.
Alla luce delle condizioni climatiche eccezionali, il WWF chiede inoltre alle Regioni di sospendere o limitare l’attività venatoria nel mese di settembre, per evitare ulteriori pressioni sugli ecosistemi già compromessi da caldo estremo e incendi diffusi.
«La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato e oggi tutelata dall’articolo 9 della Costituzione» ricorda Francesco Cerasoli, presidente del WWF Abruzzo. «Con ondate di calore durature, siccità persistente e incendi diffusi, consentire la caccia a settembre rischia di aggravare una situazione già critica per molte specie».
Il WWF richiama l’articolo 19 della legge 157/1992, che permette alle Regioni di vietare o ridurre la caccia in presenza di condizioni ambientali straordinarie. Per questo l’associazione chiede alla Regione Abruzzo l’apertura di istruttorie tecnico-scientifiche sugli effetti della crisi climatica sulla fauna e, nel frattempo, provvedimenti cautelativi per sospendere la caccia a settembre.
«La crisi climatica sta cambiando profondamente le condizioni di vita della fauna» conclude Cerasoli. «Le istituzioni devono prenderne atto e adeguare le proprie decisioni: non possiamo gestire l’attività venatoria come se fossimo in condizioni ordinarie».