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Agricoltura abruzzese: multifunzionalità tra turismo, energia e futuro

In Abruzzo cresce l’agricoltura multifunzionale: turismo rurale, energia rinnovabile e trasformazione dei prodotti guidano il cambiamento

da Marina Denegri

cia agricoltori italiani abruzzo logoREGIONE – L’agricoltura abruzzese sta cambiando volto. Sempre più imprese scelgono di affiancare alla produzione tradizionale nuove attività legate al turismo rurale, alla trasformazione dei prodotti e all’energia rinnovabile. Secondo Cia Abruzzo, questa tendenza rappresenta la chiave per affrontare le grandi sfide del comparto: cambiamenti climatici, spopolamento delle aree interne e innovazione tecnologica.

In Abruzzo, sono 1.695 le aziende agricole che svolgono anche attività connesse, pari al 3,8% del totale del settore. Il dato, elaborato su base Istat e divulgato da Openpolis, colloca la regione leggermente sotto la media nazionale (5,7%), ma conferma una dinamica di trasformazione ormai avviata.

Le attività più diffuse sono quelle agrituristiche (547 aziende), seguite dalla trasformazione di prodotti vegetali (267) e animali (237). In crescita anche la produzione di energia da fonti rinnovabili, praticata da 159 imprese, di cui la maggior parte attraverso impianti fotovoltaici.

La multifunzionalità è il futuro dell’agricoltura abruzzese,” afferma Nicola Sichetti, Presidente Cia Abruzzo. “L’agricoltore oggi non è solo produttore di cibo, ma anche custode del paesaggio, promotore di turismo e protagonista della transizione ecologica.”

A guidare la trasformazione è la provincia di Teramo, con 487 aziende agricole multifunzionali, seguita da Chieti (540), L’Aquila (338) e Pescara (330). Il comune di Teramo registra il numero più alto di imprese con attività connesse (46), mentre Anversa degli Abruzzi si distingue per incidenza: qui il 50% delle aziende agricole ha già adottato un approccio multifunzionale.

Il fenomeno è particolarmente rilevante nei comuni cintura e intermedi, dove si concentrano oltre mille aziende, ma l’incidenza percentuale più elevata si registra nei territori ultraperiferici (5,8%), segno del crescente ruolo dell’agricoltura come presidio economico e ambientale.

Cia Abruzzo richiama l’attenzione sulle difficoltà che ancora frenano la piena integrazione tra agricoltura e altre attività locali. Nonostante la legge regionale 14/2015 abbia istituito i Distretti rurali, il coordinamento tra imprese, enti e istituzioni resta in fase embrionale.

“Serve una governance territoriale più forte e strumenti mirati per accompagnare le aziende che vogliono innovare,” conclude Sichetti.Le attività connesse generano valore economico, ma anche sociale e ambientale. È il momento di fare sistema”.