
REGIONE – In Abruzzo la vendemmia 2026 si presenta con un’immagine complessa, fatta di luci e ombre. Da una parte c’è la qualità delle uve, giudicata molto buona soprattutto per le varietà precoci e per le basi spumante, che mostrano uno stato sanitario impeccabile. Dall’altra, però, il settore deve fare i conti con un problema che pesa come un macigno: le ingenti giacenze di vino rimaste invendute dalla scorsa annata. Il report “Cantina Italia” dell’Icqrf fotografa una situazione eloquente. Al 31 luglio, nelle cantine abruzzesi erano stoccati oltre un milione e centomila ettolitri di vino DOP, un volume che colloca la regione tra quelle italiane con il maggior quantitativo fermo nei serbatoi.
La raccolta è partita in anticipo, con i primi tagli avviati già prima di Ferragosto, circa dieci giorni prima rispetto alla media. Un avvio che conferma la buona tenuta delle vigne, anche se il bilancio finale dovrà fare i conti con i danni provocati dalle grandinate che hanno colpito alcune zone del Teramano, lasciando segni evidenti su parte della produzione.
Per evitare che l’eccesso di prodotto continui a comprimere i prezzi e a destabilizzare il mercato, la Regione Abruzzo e il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo hanno scelto di intervenire con misure drastiche. La resa del Montepulciano d’Abruzzo DOC è stata ridotta da 150 a 135 quintali per ettaro, e una quota di 25 quintali sarà vincolata alla riserva vendemmiale, con un blocco amministrativo che durerà fino al 30 giugno 2028. Anche il Pecorino IGT Terre d’Abruzzo viene regolato con un tetto massimo rivendicabile fissato a 140 quintali per ettaro, un limite pensato per contenere la produzione libera e prevenire ulteriori accumuli.
La vendemmia 2026, dunque, si muove tra la soddisfazione per la qualità delle uve e la necessità di gestire un mercato che richiede equilibrio, programmazione e scelte coraggiose. L’Abruzzo vitivinicolo affronta una fase delicata, consapevole che la qualità da sola non basta: servono strategie condivise per riportare stabilità e valore a un comparto che resta centrale nell’economia regionale.