E Mattia Cervoni, componente della RSU per la UGL eletta lo scorso aprile, aggiunge: “Ci è stato chiesto di discutere un testo che non ci è stato consegnato per tempo, poi ci è stato consegnato un testo che è stato cambiato senza dircelo. È difficile immaginare un quadro più confuso e meno rispettoso del ruolo sindacale. E ancora più difficile è far credere che tutto questo sia casuale. Se una norma cambia ogni tre giorni, forse è perché non si è ancora deciso cosa debba realmente diventare. O peggio: si è deciso che debba restare nelle mani di chi può cambiarla quando vuole”.
Questo Regolamento, che si ricorda non essere sottoposto alla votazione dei singoli componenti, rappresenta tutti i limiti riscontrati nei corridoi di Palazzo di Città. Una torsione delle regole partecipative, che tenta di trasformare il confronto sindacale in un atto rituale, puramente informativo, che legittimi scelte già prese altrove.
“Non si può costruire un sistema equo con strumenti opachi. Il personale tecnico merita un regolamento che dia certezze, non un meccanismo che cambia a ogni riunione, a ogni weekend, a ogni umore. Il lavoro pubblico ha bisogno di regole stabili, accessibili e verificabili – ha proseguito Mattia Cervoni – Un sistema che assegna potere totale a pochi, senza criteri chiari, è un sistema che crea disuguaglianze, frustrazione e sfiducia. Noi della UGL non lo accetteremo mai. La dignità del lavoro si difende anche nei dettagli tecnici, nelle tabelle, nei meccanismi di attribuzione. Perché è lì che si annidano le ingiustizie più silenziose”.
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