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Tripode della Pace: il discorso del sindaco Biondi alla Perdonanza Celestiniana 2026

Cerimonia di accensione del Tripode della Pace: il sindaco richiama Celestino V, San Francesco, le vittime del sisma e il valore della pace

da Marina Denegri
Perdonanza Celestiniana 2026-Accensione del tripode

Perdonanza Celestiniana 2026-Accensione del tripode – Foto FB Perdonanza Celestiniana

L’AQUILA – L’avvio ufficiale della Perdonanza Celestiniana 2026 è stato segnato dalla cerimonia di accensione del Tripode della Pace, momento simbolico che si inserisce nel programma di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Nel suo intervento, il sindaco dell’Aquila ha richiamato il valore identitario del Fuoco del Morrone, rito moderno che custodisce la memoria spirituale legata a Celestino V e alla storia della città.

Il primo cittadino ha ricordato come il Fuoco del Morrone, destinato a rimanere acceso fino ai vespri del 29 agosto, rappresenti la devozione degli aquilani verso Papa Celestino V e la continuità di un patrimonio culturale e spirituale che definisce l’identità del territorio.

Nel suo discorso ha rivolto un pensiero alle 309 vittime del sisma del 2009, cuore della rinascita cittadina, e alle vittime del terremoto di Amatrice, di cui ricorre il decennale. Quest’anno, ha sottolineato, il Fuoco arde anche in loro memoria, come augurio di speranza e resilienza.

Il sindaco ha evidenziato il valore del gesto laico dell’accensione del Tripode, espressione della Municipalità, che richiama l’indulgenza d’agosto istituita da Celestino V per ricomporre le fratture civiche. Un messaggio che, secondo il primo cittadino, risuona con forza in un presente segnato da conflitti e tensioni globali.

Ha richiamato la figura di San Francesco d’Assisi, “cantore della pace”, ricordando l’incontro storico con il sultano Malik Al-Kamil durante la quinta crociata: un episodio che rappresenta uno dei più significativi momenti di dialogo tra mondo cristiano e islamico, immortalato anche negli affreschi attribuiti a Giotto nella Basilica superiore di Assisi.

Il sindaco ha richiamato il legame tra Assisi, premiata nel 2025 con il Premio del Perdono, e L’Aquila: due comunità che, guidate dalle rispettive istituzioni civili e religiose, hanno intrapreso un percorso comune di promozione della pace e della cooperazione.

Nel suo intervento, il sindaco ha citato il celebre discorso di Giorgio La Pira al comitato internazionale della Croce Rossa, dedicato al valore delle città e alla loro inviolabilità. Ha ricordato la denuncia di La Pira contro la distruzione dei centri urbani, evocando le tragedie di Hiroshima e Nagasaki e ribadendo il dovere degli amministratori di operare per la pace.

Ha richiamato anche le parole di Paolo VI alle Nazioni Unite nel 1965 – “Mai più la guerra” – e il recente appello di Papa Leone XIV, che ha definito la Chiesa come un popolo al servizio della riconciliazione.

Il sindaco ha offerto una riflessione sulla differenza tra speranza laica e speranza cristiana: la prima, radicata nella ragione e nel progresso sociale;  la seconda, virtù teologica orientata alla grazia e alla vita eterna.

Come uomo di fede, ha affermato di credere che la pace abbia “il respiro dell’eterno”, ma come amministratore ha riconosciuto il dovere di lavorare affinché la pace abbia “il respiro della mediazione”.

In chiusura, il sindaco ha citato Ignazio Silone e le parole attribuite a Celestino V, che rifiutava di benedire qualsiasi impresa bellica: un monito potente, che richiama alla responsabilità morale e alla centralità della pace come valore fondativo della comunità aquilana.