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Pescara, operazione della Polizia contro presunto riciclaggio e intestazioni fittizie

Sei indagati per presunto riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Sequestrate due società, ricostruiti investimenti per 800 mila euro

da Marina Denegri

 

polizia auto

PESCARA  – A Pescara la Polizia di Stato ha eseguito un’importante operazione nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica, che ha portato all’applicazione di misure cautelari nei confronti di sei persone ritenute coinvolte, allo stato degli atti e nel pieno rispetto della presunzione di innocenza, in un presunto trasferimento fraudolento di valori finalizzato alla ricettazione, al riciclaggio e all’impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

All’alba, la Squadra Mobile, con il supporto delle articolazioni della Questura, del Reparto Prevenzione Crimine e delle unità cinofile, ha arrestato un cittadino italiano, classe ’80, già noto per attività legate allo spaccio di droga. Altri cinque cittadini italiani sono stati raggiunti da misure cautelari dell’obbligo di dimora nei rispettivi comuni di residenza. L’indagine avrebbe permesso di ricostruire i presunti canali di investimento dei proventi illeciti derivanti dal traffico di stupefacenti: secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe reinvestito circa 800 mila euro attraverso attività commerciali apparentemente regolari, dalla vendita di articoli casalinghi alla gestione di locali serali e notturni, avvalendosi del concorso di familiari e soggetti provenienti dall’area campana.

Nel corso dell’operazione sono state sottoposte a sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, due società: una con sede operativa nel quartiere Rancitelli, attiva nella vendita al dettaglio di prodotti vari, e un’altra impegnata nella gestione di locali serali. Proprio davanti a uno di questi, lo scorso aprile, si era verificata una violenta rissa tra giovani italiani e stranieri, tutti successivamente individuati e denunciati dalla Squadra Mobile; uno di loro aveva riportato una grave ferita da arma bianca.

Gli investigatori sottolineano come il principale indagato avrebbe continuato a gestire i presunti traffici illeciti e le società intestate fittiziamente anche durante un periodo di detenzione, circostanza ritenuta indicativa della sua pericolosità. Le persone coinvolte sono ritenute responsabili, sempre allo stato degli atti, di intestazione fittizia di beni, condotta che sarebbe stata finalizzata ad agevolare presunti reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita.