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Harvard alla “d’Annunzio”: pedagogia trasformativa con il metodo Pre‑Texts

La “d’Annunzio” ospita gli studenti di Harvard, Sei settimane di pedagogia trasformativa tra arte, testi complessi e innovazione didattica

da Marina Denegri

Ud'A-Harvard

CHIETI – L’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti‑Pescara si conferma un punto di riferimento internazionale per la pedagogia avanzata e la cooperazione accademica globale. Nell’ambito del prestigioso Weissman International Internship di Harvard, l’Ateneo ha ospitato un percorso intensivo di sei settimane dedicato alla pedagogia trasformativa, offrendo agli studenti del college statunitense un laboratorio immersivo basato sulla metodologia Pre‑Texts, ideata dalla professoressa Doris Sommer e sviluppata in collaborazione con i docenti Pierluigi Sacco e Valeria Pica.

Il metodo Pre‑Texts ribalta l’approccio tradizionale allo studio: testi complessi vengono decostruiti e reinterpretati attraverso arte, performance, poesia e drammatizzazione, trasformando la difficoltà in un motore creativo. Durante il soggiorno a Pescara, gli studenti di Harvard hanno lavorato su testi in lingua italiana, affrontando la sfida linguistica come strumento per affinare pensiero critico, creatività e intelligenza collettiva. L’esperienza è stata riconosciuta ufficialmente anche dal portale informativo di Harvard College, che ne ha raccontato obiettivi e risultati.

Il professor Pierluigi Sacco, Ordinario di Politica economica, sottolinea come questa collaborazione confermi la vocazione della “d’Annunzio” a essere un laboratorio d’avanguardia per la didattica del futuro. «In un’epoca in cui la complessità rischia di essere delegata all’Intelligenza Artificiale, il metodo Pre‑Texts dimostra che affrontare la difficoltà attraverso l’arte e la comunità rende il pensiero profondo un’esperienza entusiasmante. Portare a Pescara studenti d’eccellenza internazionale significa posizionare la “d’Annunzio” al centro del dibattito globale sui nuovi linguaggi dell’apprendimento».

La professoressa Valeria Pica evidenzia il valore umano e formativo del laboratorio: «Abbiamo chiesto ai ragazzi di superare la rigidità dello studio nozionistico, invitandoli a essere “più precisi che perfetti”, spontanei e aperti al confronto. Vederli lavorare in italiano, rielaborando la letteratura attraverso poesia ed espressione artistica, ha mostrato la forza dell’intelligenza collettiva. La “d’Annunzio” si è dimostrata un ambiente accogliente, inclusivo e capace di stimolare concretamente l’innovazione pedagogica».

L’esperienza conferma il ruolo dell’Ateneo come polo di eccellenza capace di attrarre collaborazioni internazionali e di sperimentare nuovi modelli educativi che uniscono arte, comunità e complessità.