
REGIONE – La vendemmia 2025 in Abruzzo si prospetta finalmente positiva dopo due stagioni complicate. La qualità delle uve è buona, la quantità torna ad essere regolare, e le condizioni agronomiche fanno ben sperare. Tuttavia, l’entusiasmo è frenato da un mercato che non sembra reagire: le cantine sono ancora piene, con oltre 2,2 milioni di ettolitri invenduti — soprattutto Montepulciano — e il consumo interno è debole, mentre l’export rallenta.
Le organizzazioni agricole, come CIA Abruzzo, lanciano l’allarme: il problema non è quanto si produce, ma cosa si riuscirà a fare con il vino prodotto. Serve agire subito, senza aspettare settembre, per evitare di ritrovarsi con un altro surplus non gestito. Da qui l’invito a mantenere misure come il contenimento delle rese e il blocco parziale delle produzioni, strategie già adottate con successo in passato per tutelare il comparto senza penalizzare le imprese.
A preoccupare è anche l’identità territoriale del vino: il Pecorino IGT continua a essere imbottigliato fuori regione, perdendo valore legato all’origine, e il Trebbiano — un vitigno storico abruzzese — subisce da anni una diminuzione nella produzione, mentre i prezzi salgono.
Nel mezzo di queste criticità si intravede una possibilità di rilancio: i vini dealcolati, soprattutto se biologici e da vitigni autoctoni. Abruzzo potrebbe ritagliarsi uno spazio nel mercato internazionale, grazie a nuove tecnologie e a un quadro normativo favorevole. Tuttavia, per cogliere davvero questa opportunità, secondo la CIA Chieti-Pescara, servono strumenti concreti per sostenere i produttori: incentivi per stimolare i consumi locali, promozione efficace all’estero, semplificazione normativa e una visione politica regionale chiara e duratura.