A contestare con forza le ipotesi regionali è il presidente Camillo D’Angelo, che guida anche l’ASSI. Per D’Angelo, entrambe le soluzioni penalizzerebbero “in modo teatrale” il territorio teramano, ignorando criteri oggettivi di efficienza e qualità del servizio. “La riforma parte con il piede sbagliato – afferma – perché affida la governance ai Comuni più popolosi, quindi Pescara e L’Aquila, senza considerare gli asset reali: chi possiede la risorsa e chi la gestisce meglio. Si piega l’interesse pubblico a un calcolo politico che favorisce il capoluogo e il pescarese”.
D’Angelo richiama la posizione espressa dall’assemblea dell’ASSI, che ha ribadito come l’ambito provinciale, se ben gestito, possa garantire stabilità ed efficienza. “Il caso Teramo lo dimostra: la Ruzzo reti ha superato criticità che altrove, come a Pescara e L’Aquila, sono state aggravate dalla frammentazione dei gestori. È assurdo che una riforma non valorizzi le esperienze migliori e il know how esistente, scegliendo invece una fusione a freddo basata solo sull’ampiezza dell’ambito”.
Il presidente denuncia inoltre un copione già visto: “È la stessa logica che ha portato alla marginalizzazione del territorio con le Camere di Commercio, le Unioni Industriali e la chiusura dei servizi regionali. Teramo rischia di diventare la succursale di tavoli decisionali saldamente in mano a Pescara e L’Aquila. Non è una riforma, ma una valutazione di potere”.
D’Angelo conclude ricordando i primati della provincia teramana: “Siamo la realtà più virtuosa d’Abruzzo. Abbiamo la maggior parte delle sorgenti, la tariffa più bassa e la dispersione idrica più contenuta. Se si arriverà ai due sub ambiti, la governance spetta di diritto a Teramo. Mi auguro che tutti i rappresentanti regionali, al di là delle appartenenze politiche, difendano questa posizione. Sarebbe grave ritrovarci ancora una volta a piangere sul latte versato e sulla marginalizzazione del nostro territorio. Chi potrebbe più crederci?”.
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