PESCARA – Dopo il forfait della scorsa settimana a causa di un impedimento del giudice il processo “ Housework”, quello relativo alle presunte tangenti al Comune di Pescara, che vede coinvolte ben 24 persone tra politici, imprenditori ed ex dipendenti comunali, è ripreso ieri . Nell’ultima udienza quella del 21 gennaio c’è stata l’arringa dell’ex braccio destro di D’Alfonso, Guido Dezio; l’avv. Spagnolo aveva rimarcato più volte, come Dezio non fosse al servizio di D’Alfonso. Ieri mattina atto conclusivo con l’arringa dell’avv. Milia, legale di Luciano D’Alfonso; due sono gli appalti che vengono contestati all’ex sindaco e che hanno rappresentato le colonne portanti del processo: quello da 18 milioni di € per i cimiteri e quello ben più consistente da 60 milioni per l’area di risulta.
L’Avv. Milia, nel giro di poche ore ha demolito con la sua arringa parte della tesi accusatoria mossa dal pm Varone, nei confronti dell’ex sindaco di Pescara, Milia ha aperto la sua arringa con una premessa generale portando a smantellare la tesi dell’associazione a delinquere formulata dall’accusa.
“L’amministrazione comunale di D’Alfonso, ha mostrato una capacità realizzativa e di concretizzazione dei prefissi obiettivi – ha esordito così Milia – di governo nel rigoroso, ferreo, indefettibile e costante rispetto del patto di stabilità tale da modificare il volto di Pescara con la realizzazione di 500 opere pubbliche; inserirla in un circuito di rilevanza europea ed internazionale che è stato favorito dai Giochi del Mediterraneo o da occasioni importanti come l’Aurum e che ha permesso risultati rilevantissimi come la zona franca urbana ed il progetto Urban; rendere la sua gestione partecipata dai cittadini coinvolti in incontri pubblici di comunicazione sì da renderli continuamente responsabilizzati e protagonisti della vita della cosa pubblica; amministrare Pescara in una costante dimensione di ascolto delle esigenze di tutti i cittadini senza distinzione alcuna; portare Pescara ad essere tra le prime città d’Italia; portare il suo Sindaco ad avere il maggior tasso di popolarità tra i sindaci italiani”.
Dopo una breve premessa generale l’Avv. Milia, inizia ad entrare nel merito scendendo nello specifico di ogni capo di imputazione, che riguarda il suo assistito.
“Deve essere accertato quando ed in quali circostanze fattuali la efficiente ed efficace attività di governo della città di Pescara espressa negli anni 2003 – 2008 si sia trasformata in attività criminale – ha riferito l’avv. Milia durante la sua arringa.
Milia, prosegue con la sua arringa tornando indietro a quando l’ex sindaco D’Alfonso, è stato arrestato esattamente il 15 dicembre del 2008 riferendosi alle parole del gip: “ Il gip dichiarò che le cifre nella lista di Dezio potevano essere un finanziamento illecito. Ma il pm insorse contro il gip usando offese nei confronti di D’Alfonso così che il gip, sentendosi attaccato, ha avuto difficoltà a essere coerente. C’è stata una determinazione contro il soggetto. Il sequestro della villa di Lettomanoppello di D’Alfonso? La villa – afferma l’avv. Milia – è stata realizzata con il denaro della famiglia. L’avv. incalza, chiedendosi il perché di un sequestro plateale “ solo per mostrarlo alla gente perché il sequestro si fa per trascrizione” ,- ha detto Milia – e per allontanare l’ipotesi delle tangenti inizia a parlare della lista Dezio: “ I possibili versamenti in nero dovrebbero essere la matrice dell’arricchimento personale di D’Alfonso e anche se anche se fosse così sono 29 mila € e non centinaia come dice il pm. Con questa cifra D’Alfonso avrebbe dovuto comprare la casa, la moto, mangiare, vestirsi? Non c’è proporzione sulla mole di lavori che Cardinale ha ricevuto in cambio dal Comune, sono tutti lavori di economia per poche migliaia di euro.”
L’avv. Milia, prosegue la sua arringa passando al setaccio l’amicizia tra Carlo Toto e l’ex sindaco Luciano D’Alfonso, parlando così dell’area di risulta: “ Toto ha rinunciato all’appalto, lui da D’Alfonso è stato danneggiato quando pretese la revoca del contratto d’affitto per Palazzo Monti e non vedeva l’ora di uscire dall’appalto dell’area di risulta”; “ può essere considerata una corruzione l’amicizia tra D’Alfonso e Toto ? “ – ha detto Milia – avviandosi alla conclusione l’avv. ha riferito “ Questo processo è soltanto un bel film dell’accusa, ma non supportato da prove”.
Terminata l’arringa di Milia, c’è stata la controreplica del PM Varone, che ha riferito sui vari episodi: “ Non ho mai detto che l’importo di oltre 100 mila euro nella lista Dezio, e non 29 mila come afferma la difesa, è stato l’unico arricchimento personale di D’Alfonso. Il problema è che sugli altri importi D’Alfonso non ha mai dato spiegazioni.”
E, sulla villa di Lettomanoppello riferisce: “ Basta vederla per capire che non può essere costata 220 mila euro”.
Il processo dunque volge al termine e lunedì prossimo ultime controrepliche di alcuni difensori e poi, finalmente la sentenza.