Eventi Abruzzo

Premio Nazionale Pratola 2026: il racconto di Goffredo Palmerini

Condividi

SULMONA – Ci sono testi che non si limitano a documentare un evento, ma riescono a restituirne l’essenza profonda. Nella sua nota, Goffredo Palmerini ci accompagna dentro l’Abbazia di Santo Spirito al Morrone con uno sguardo capace di trasformare il Premio Nazionale Pratola in un racconto di luce, memoria e identità, dove il luogo e la cerimonia diventano un’unica, intensa esperienza culturale.

“Ci sono pomeriggi in cui la luce sembra avere memoria. Scende lenta, sfiora le pietre, si posa sulle architetture come una mano antica che riconosce ciò che tocca. Così accade all’Abbazia di Santo Spirito al Morrone quando il sole del tardo giorno si inclina verso la Valle Peligna e il monte che le dà il nome si accende di riflessi dorati. È un momento che non si può descrivere, si può solo abitare. In questa luce sospesa, sabato 6 giugno, ha preso forma la XVII edizione del Premio Nazionale Pratola, un appuntamento che non è più soltanto una cerimonia, ma un rito civile, un incontro tra eccellenze e territorio, un modo per affermare che la cultura, quando è autentica, è un ponte che unisce, un respiro che attraversa.

Ci sono poi luoghi che non si limitano a ospitare un evento, invece lo amplificano, lo custodiscono, lo trasformano in un’esperienza. L’Abbazia di Santo Spirito è appunto uno di questi. Nel pomeriggio, quando il sole inizia a scendere, l’imponente complesso celestiniano, tra i più grandi d’Italia, sembra tornare a respirare come nel tempo di Pietro del Morrone, l’eremita che qui cercò silenzio e trovò una visione. Questo lo scenario suggestivo dell’edizione 2026 del Premio Nazionale Pratola, un appuntamento che negli anni ha saputo crescere fino a diventare una delle manifestazioni culturali più riconosciute dell’Abruzzo. Un premio che non celebra solo eccellenze, racconta un territorio, un’identità, un modo di intendere la cultura come servizio e come dono.

L’Abbazia è un respiro di storia che avvolge tutto. L’Abbazia non è un fondale, è quasi una creatura vivente. Fu la casa generalizia dei Celestini, il luogo dove Pietro Angelerio – futuro papa Celestino V – quando nel 1241 vi arrivò trovandovi una semplice cappella dedicata a Santa Maria, la ampliò avviando man mano la costruzione di una chiesa dedicata allo Spirito Santo, con monastero annesso, ispirandosi alle previsioni teologiche di Gioacchino da Fiore e alla speranza di un’Era dello Spirito che avrebbe rinnovato la Chiesa, liberandola dal potere temporale e avviandola ad un tempo spirituale, di pace per l’umanità e di perdono tra gli uomini, sotto la guida di un “Pastor Angelicus”.

E infatti, quel monaco che sarebbe poi diventato nel 1294 Papa Celestino V, ispirò nell’abbazia diverse rappresentazioni pittoriche della colomba, simbolo dello Spirito Santo, ancor oggi ben visibili. All’interno dell’abbazia c’è la stupenda chiesa a croce greca, che presenta pregevoli opere in legno, tra cui il coro di Leonardo Macchione di Pacentro. E poi la Cappella Caldora, con affreschi attribuiti a Johannes de Sulmona e, in una nicchia ad arco semicircolare, il monumento sepolcrale dei Caldora, scolpito nel 1412 da Gualterio de Alemania.

Riformando la regola benedettina è qui che Pietro del Morrone fonda la comunità monastica dei Celestini, è qui che si radica la spiritualità che lo avrebbe portato al soglio pontificio, è qui nell’eremo di Sant’Onofrio sulle coste del monte Morrone che l’elezione a papa, nel Conclave di Perugia, gli viene comunicata, è qui che sceglie di andare a L’Aquila per essere incoronato pontefice il 29 agosto 1294, istituendovi il primo giubileo della storia, la Perdonanza. Questo è dunque un luogo che trasuda storia, meditazione e spiritualità profonda. Questo luogo incornicia, dopo quella del 2025, anche l’edizione 2026 del Premio Pratola.

Alle 16:30 la navata della chiesa abbaziale è già colma. Il pubblico riempie anche le cappelle laterali, come se la comunità peligna voglia abbracciare l’evento con la stessa intensità con cui l’Abbazia abbraccia la sua storia. A condurre la cerimonia, il giornalista Enrico Giancarli, volto di Rete 8, con la sua consueta bravura. Testimonial d’eccezione è Marcello Sorgi, editorialista de La Stampa, premiato nel 2019. I saluti iniziali hanno il tono delle cose autentiche: Mons. Michele Fusco, vescovo di Sulmona-Valva, richiama la spiritualità del luogo e il messaggio celestiniano di perdono e riconciliazione; Pierpaolo Bellucci, presidente dell’Associazione Futile Utile, racconta la sfida dei quindici anni del Premio; le Consigliere regionali Antonietta La Porta e Maria Assunta Rossi sottolineano il valore identitario dell’iniziativa; il sindaco di Sulmona Luca Tirabassi evidenzia come il Premio sia ormai un punto fermo della vita culturale abruzzese.

Gli insigniti confermano il ritratto dell’Italia migliore. Eccoli, in sintesi, i vincitori del Premio 2026:

Francesca Lollobrigida, la velocità che diventa esempio. Campionessa olimpica, dedica il premio alla famiglia e invita i giovani a non arrendersi mai.

Antonio Polito, la profondità del pensiero civile. Vicedirettore del Corriere della Sera, porta il peso della parola ben usata.

Antonio Preziosi, la storia del TG2. Direttore della testata Rai, ricorda il valore del servizio pubblico.

Lodovica Bulian, la voce sul campo. Inviata Mediaset, testimonia un giornalismo che vive nei luoghi della cronaca.

Pierluigi Franco, trent’anni di mondo. Storico giornalista ANSA, ha attraversato crisi internazionali e vertici globali.

Remo Rapino, la letteratura degli invisibili. Premio Campiello, racconta gli ultimi con voce poetica.

Edoardo Purgatori, il teatro e il cinema come eredità di valori. Dedica il premio al padre Andrea.

Sabatino Aracu e Duccio Marsili, la forza dello sport rotellistico. Due storie di dedizione e risultati straordinari.

Santilli Gioielli, l’arte orafa che parla abruzzese. Tradizione, identità e bellezza del territorio peligno.

ReteAbruzzo.com, l’informazione che nasce dal territorio. Diretta da Claudio Lattanzio, è diventata un punto di riferimento regionale.

Durante la premiazione gli intermezzi musicali – la voce di Rosanna Di Lisio, il pianoforte di Massimo Domenicano, la tromba di Gianni Ferreri – hanno trasformato la cerimonia in un viaggio sensoriale. Le caricature di Franco Pasqualone hanno aggiunto leggerezza e sorriso. Il Premio Nazionale Pratola compie 15 anni con la maturità delle cose che hanno radici profonde.

È un Premio che porta nel cuore dell’Abruzzo eccellenze nazionali, valorizza le realtà locali, crea ponti tra generazioni e discipline, restituisce dignità al territorio peligno. Racconta un’Italia che lavora, crea, pensa, sogna. Un Premio che non si limita a celebrare, ma interpreta un’Italia fatta di tenacia, talento, valore professionale e creatività.

Quando la cerimonia si conclude, la splendida chiesa dell’Abbazia offre un’ultima occasione per ammirarne le meraviglie, mentre il sole del tramonto tinge di rosa la facciata. L’Abbazia sembra ricordare che la cultura nasce sempre da un gesto di libertà, da un atto di coraggio, da una visione capace di guardare oltre”.

Pubblicato da
Marina Denegri
Tags: Sulmona

L'Opinionista © since 2008 - Abruzzonews supplemento a L'Opinionista Giornale Online
reg. tribunale Pescara n.08/2008 - iscrizione al ROC n°17982 - P.iva 01873660680
Informazione Abruzzo: chi siamo, contatta la Redazione, pubblicità, archivio notizie, privacy e policy cookie
SOCIAL: Facebook - X