Davanti ai rappresentanti di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, i manifestanti hanno esposto cartelloni e foto per mostrare come le pessime condizioni delle acque, in Abruzzo, non siano legate all’estrazione di gas e petrolio. Presenti molti dipendenti delle aziende colpite dalla crisi, causata principalmente dal crollo del prezzo del petrolio al barile. Rischiano il licenziamento 101 dipendenti di BakerHughes, 48 di Halliburton e 37 di Weatherford.
“Altri posti sono stati persi – dice Dario Cassano, esponente Cgil alla Baker – Oggi non voglio sentir parlare di trivelle, referendum e Ombrina, siamo qui per chiedere l’apertura dello stato di crisi”.
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