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Chieti rilancia gli ipogei: sopralluogo per valorizzare il patrimonio sotterraneo

Il sindaco Legnini, con assessori ed esperti nazionali, ha effettuato un sopralluogo negli ipogei di via Gizzi e Palazzo de’ Mayo

da Marina Denegri

Sopralluogo Legnini Ipogei storici

CHIETI – Chieti racconta ancora una volta la sua identità più profonda, quella che scorre sotto la città e che per decenni è rimasta invisibile. Nel pomeriggio del 22 agosto, il sindaco Giovanni Legnini ha guidato un sopralluogo negli ipogei del centro storico insieme agli assessori Luigi Febo e Chiara Zappalorto, affiancati da una delegazione di tecnici, ingegneri e geologi provenienti da tutta Italia. La ricognizione, coordinata dall’archeologo Serafino Lorenzo Ferreri della Soprintendenza ABAP, si è svolta con il supporto operativo dello Speleo Club Chieti, indispensabile per garantire accessi sicuri.

L’esplorazione ha toccato due luoghi simbolo del sottosuolo teatino. L’ipogeo di via Gizzi, complesso idrico romano impermeabilizzato in opus signinum, conserva ancora oggi una forte presenza di acqua di falda, elemento che richiede interventi tecnici mirati per renderlo fruibile. L’ipogeo di Palazzo de’ Mayo e la Via Tecta, invece, mostrano una stratificazione unica: cunicoli e gallerie che attraversano epoche diverse, dal mondo romano al Rinascimento fino all’Ottocento, già in parte recuperati e restaurati.

Ferreri ha ripercorso la storia degli studi sul sottosuolo cittadino, ricordando come Chieti sia stata tra le prime città italiane, già a fine Ottocento, a mappare sistematicamente le proprie cavità grazie alle relazioni di Vincenzo Zecca e dell’architetto Tommaso Antonio Mammarella. Una rete complessa di cisterne, pozzi e percorsi idrici scavati nella placca arenacea che sostiene la collina.

Legnini ha sottolineato la necessità di trasformare questo patrimonio in un percorso stabile e sicuro, superando interventi frammentari e costruendo una strategia di fruizione integrata. Il lavoro dell’amministrazione, insieme alla Soprintendenza e agli esperti coinvolti, punta a rendere accessibili gli ambienti di via Gizzi, Palazzo de’ Mayo, Porta Pescara, piazza Umberto I e piazza San Giustino, affrontando le criticità legate alla presenza dell’acqua e alla sicurezza degli accessi. L’obiettivo è chiaro: creare un circuito di visite guidate calendarizzate che possa valorizzare Chieti come riferimento nazionale dell’archeologia sotterranea.

Rendere questi luoghi fruibili significa liberare un potenziale turistico finora inespresso e offrire alla città un percorso culturale di livello internazionale.