
REGIONE – Il grano abruzzese continua a essere venduto sottocosto, come conferma il monitoraggio ISMEA sui costi di produzione: nel 2025 produrre una tonnellata di grano duro costa tra i 303 e i 318 euro, mentre il prezzo di mercato si ferma a circa 295 euro, generando perdite tra il 2% e il 7%. Anche il frumento tenero, pur con un lieve margine positivo, resta economicamente fragile senza gli aiuti PAC.
In Abruzzo la situazione è aggravata dalla frammentazione aziendale e dalle rese più basse nelle aree interne, con 37.200 ettari coltivati e oltre 5.800 aziende coinvolte. Il presidente CIA Abruzzo, Nicola Sichetti, denuncia il rischio di abbandono dei campi e chiede che le borse merci non quotino al di sotto dei costi ufficiali.
A pesare ulteriormente sono le importazioni estere a basso costo, che comprimono le quotazioni e penalizzano i produttori locali. Tra le soluzioni proposte: valorizzare varietà locali come il grano Solina d’Abruzzo e istituire una Commissione Unica Nazionale (CUN) per garantire trasparenza e sostenibilità nel settore.