
REGIONE – “Accogliamo con favore il disegno di legge presentato dal ministro Lollobrigida: è il primo vero passo verso una revisione seria della legge 157 del 1992, ormai inadeguata ad affrontare l’emergenza fauna selvatica che sta mettendo in ginocchio l’agricoltura e minando la sicurezza pubblica anche in Abruzzo”. A parlare è Nicola Sichetti, presidente di CIA Agricoltori Italiani Abruzzo, al termine dell’incontro svoltosi a Roma tra CIA nazionale e il ministro dell’Agricoltura.
Il tono è fermo, ma anche carico di aspettative. Perché la situazione, come sottolinea Sichetti, “è fuori controllo, soprattutto in regioni come la nostra, dove la presenza eccessiva di cinghiali, cervi e caprioli ha ormai superato ogni soglia di tollerabilità”. I numeri parlano chiaro: milioni di euro di danni ogni anno alle colture agricole, aziende costrette ad abbandonare intere aree rurali, incidenti stradali in aumento e incursioni sempre più frequenti nei centri abitati.
Ma il cuore della proposta, secondo CIA Abruzzo, è il riconoscimento del ruolo attivo degli agricoltori nei piani di contenimento. “È fondamentale – spiega Sichetti – che gli imprenditori agricoli formati e abilitati possano intervenire direttamente, al fianco delle istituzioni, per proteggere le proprie produzioni e garantire la continuità dell’attività agricola. In Abruzzo molte aziende si trovano isolate, senza alcun tipo di presidio efficace: così non si può andare avanti”.
Altro punto centrale è il rafforzamento degli ATC (Ambiti Territoriali di Caccia) e la costruzione di una sinergia più stretta con il mondo agricolo. “Serve una regia unica e più autorevole – aggiunge – capace di superare l’attuale frammentazione delle competenze. Non possiamo più permetterci scarichi di responsabilità tra enti, province, forze di polizia e gestori delle aree protette”.
Infine, CIA Abruzzo rilancia con forza la richiesta di un fondo nazionale per gli indennizzi automatici e di procedure snelle per il ristoro dei danni. “Non è più accettabile che gli agricoltori debbano attendere anni per vedersi riconosciuti risarcimenti, spesso parziali o insufficienti. La riforma è un’occasione storica: ora serve il coraggio politico di portarla a termine e la volontà di ascoltare chi ogni giorno presidia e lavora il territorio”.
Un appello chiaro, che arriva da una delle regioni più colpite dal fenomeno e che chiede, con urgenza, risposte concrete.