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Cultura e legalità, studenti a lezione sul Samudaripen con Santino Spinelli

All’Istituto Alberghiero incontro per ricordare il genocidio di rom e sinti e promuovere legalità e inclusione.

da Marina Denegri

Incontro Istituto Alberghiero

PESCARA – Ricordare per costruire una società più giusta e inclusiva. È stato questo il messaggio al centro dell’incontro “Cultura e Legalità – Pillole di Storia in memoria del Samudaripen”, promosso dall’Istituto Alberghiero e dedicato allo sterminio di rom e sinti perpetrato durante il nazismo.

Protagonista della giornata è stato Santino Spinelli, Commendatore della Repubblica Italiana, docente universitario, portavoce nazionale dell’Ucri, scrittore e rappresentante rom presso il Consiglio d’Europa, da anni impegnato nella diffusione della cultura romanì e nella promozione del dialogo interculturale.

«Samudaripen significa sterminio, tutti morti nella lingua romanì», ha spiegato Spinelli agli studenti, ricordando come centinaia di migliaia di rom e sinti siano stati uccisi nei campi di concentramento nazisti. Un genocidio spesso dimenticato e rimasto ai margini della memoria collettiva, nonostante abbia colpito intere comunità, compresi migliaia di bambini.

Nel corso dell’incontro, Spinelli ha sottolineato l’importanza di contrastare ogni forma di discriminazione e pregiudizio, ribadendo che, al di là delle differenze culturali e delle tradizioni, apparteniamo tutti a un’unica comunità umana e meritiamo pari dignità e rispetto.

Il valore della memoria storica

Ad aprire i lavori è stata la dirigente scolastica Di Pietro, che ha evidenziato come il Samudaripen rappresenti una delle pagine più drammatiche e meno conosciute del Novecento.

«La riflessione storica è il primo baluardo contro razzismo e discriminazione», ha affermato la dirigente, invitando gli studenti a interrogarsi sulle cause che alimentarono l’odio razziale e a riconoscere nella conoscenza uno strumento fondamentale di cittadinanza attiva e legalità.

Particolare attenzione è stata dedicata anche all’inclusione sociale delle comunità romanì, con un richiamo alla necessità di sostenere percorsi di scolarizzazione, integrazione abitativa e inserimento lavorativo.

Il contributo del Cnr e la ricerca sul popolo rom

Alla manifestazione hanno partecipato anche Mario Paolucci, direttore dell’IRPPS-CNR, e Sandro Turcio dell’istituto di ricerca.

Paolucci ha illustrato agli studenti il ruolo della ricerca storica nella comprensione del presente e nella prevenzione degli errori del passato, mentre Turcio ha presentato uno studio dedicato ai flussi migratori di rom, sinti e camminanti, ricordando come i fenomeni di discriminazione abbiano radici lontane nella storia europea.

La testimonianza personale di Spinelli

Tra i momenti più intensi dell’iniziativa il racconto familiare di Santino Spinelli, che ha ricordato la deportazione dei propri nonni durante la Seconda guerra mondiale e la persecuzione subita dalle comunità rom.

Il docente ha inoltre evidenziato come rom e sinti abbiano condiviso con gli ebrei la tragica esperienza dei campi di sterminio, dalle deportazioni alle camere a gas, denunciando il lungo silenzio che per decenni ha accompagnato la memoria del Samudaripen.

L’evento, inserito nella 33ª edizione del Premio “Amico Rom 2026”, si è concluso con la lettura di due poesie di Santino Spinelli, recitate in lingua romanì e in italiano, come testimonianza del valore della cultura, della memoria e del dialogo tra i popoli.