BOLZANO – Oltre diecimila agricoltori della Coldiretti, provenienti da tutta Italia e con una forte partecipazione dall’Abruzzo, si sono riuniti al Brennero per chiedere un intervento immediato dell’Unione Europea su etichettatura, controlli e trasparenza. Al centro della protesta, guidata dal presidente nazionale Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, c’è la richiesta di superare la norma dell’“ultima trasformazione sostanziale”, che consente di etichettare come italiani prodotti realizzati con materie prime estere. Una pratica che, secondo Coldiretti, genera danni per almeno 20 miliardi di euro agli agricoltori italiani.
Dall’Abruzzo sono arrivati centinaia di produttori, molti giovani, guidati dal presidente regionale Pietropaolo Martinelli e dal direttore Marino Pilati. La mobilitazione denuncia anche l’aumento dei costi di produzione — energia, carburanti, fertilizzanti — che sta mettendo in difficoltà semine e redditività delle imprese agricole.
Coldiretti ha evidenziato la “invasione silenziosa” di materie prime straniere che ogni giorno attraversano il Brennero: cagliate per mozzarelle, latte estero, prosciutti freschi, grano, patate, olio, pomodoro trasformato e prodotti ittici. Senza un’etichettatura d’origine obbligatoria a livello europeo, molti alimenti in commercio non permettono ai consumatori di conoscere la reale provenienza.
Per rendere visibile il fenomeno, è stato allestito un tavolo con esempi di “italianizzazione”: crocchette da pollo sudamericano, prosciutti da carne olandese, mozzarella da cagliate ucraine, pasta da grano canadese. «La trasparenza sull’origine è una priorità non più rinviabile», ha dichiarato Martinelli, ribadendo la necessità di tutelare reddito agricolo, concorrenza leale e diritto dei cittadini a scelte consapevoli.
La mobilitazione è accompagnata dalla campagna social #NoFakeInItaly.
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