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CNA: otto proposte per rilanciare l’automotive in Abruzzo e in Italia

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PESCARA – Un Patto nazionale per le competenze automotive, il rafforzamento degli ITS, percorsi di riqualificazione nelle fasi di riduzione produttiva, patti territoriali della transizione, reti d’impresa, contratti di filiera, accesso al credito più semplice e un Fondo dedicato all’automotive con una linea specifica per micro, piccole e medie imprese. Sono gli otto punti chiave dell’agenda elaborata dalla CNA Nazionale per sostenere un settore strategico dell’economia italiana e abruzzese, all’indomani del forum tenuto a Roma, cui ha partecipato anche il direttore regionale della confederazione artigiana, Silvio Calice.

«Per comprendere la portata del tema – spiega Calicebasta ricordare che la produzione in Val di Sangro è di circa 180mila mezzi l’anno, pari a quasi il 40% dell’intera produzione europea di furgoni. E che, secondo gli annunci dell’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Fillosa, qui si prevede un investimento da un miliardo di euro e l’introduzione sperimentale dell’intelligenza artificiale».

Durante il confronto nazionale, che ha coinvolto esperti e rappresentanti delle organizzazioni sindacali, è stata delineata una road map per un comparto definito nella nota conclusiva “un pilastro dell’economia italiana”. Nel 2024 il settore ha generato 380 miliardi di euro di fatturato e oltre un milione di addetti, con una componente produttiva da 113 miliardi e 273mila occupati. La filiera “core”, secondo Istat, conta 112mila imprese e più di 546mila lavoratori, coinvolgendo numerosi territori, tra cui l’Abruzzo.

«Il documento finale – riassume Caliceevidenzia anche le difficoltà della produzione nazionale, aggravate dal ridimensionamento dei volumi Stellantis e dal sottoutilizzo degli impianti. Una crisi che colpisce i territori in modo diverso, ma che pone ovunque lo stesso tema: evitare che la transizione si trasformi in deindustrializzazione. Senza investimenti, competenze e strumenti su misura per le piccole imprese, l’Italia rischia di perdere produzione, lavoro e tecnologia. In Abruzzo questo rischio è ancora più evidente».

Secondo Calice, con una strategia adeguata la transizione può diventare un’opportunità per rilanciare la manifattura italiana e rafforzare il ruolo delle PMI nelle filiere strategiche del futuro. «La filiera automotive italiana – conclude – è davanti alla trasformazione industriale più profonda degli ultimi cinquant’anni. Non si tratta solo del passaggio dal motore termico all’elettrico, ma di un cambiamento che investe competenze, produzione, catene di fornitura, occupazione e autonomia tecnologica del Paese».

Pubblicato da
Marina Denegri

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