L’AQUILA – A diciassette anni dal terremoto del 2009, uno dei simboli più preziosi della memoria culturale aquilana torna finalmente nel luogo per cui era stato concepito. Lo storico sipario ottocentesco del Teatro Comunale “Nazzareno De Angelis” è stato ricollocato sul palcoscenico alla vigilia della riapertura della struttura, in programma il 17 novembre alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli.
Il ritorno del manufatto restaurato coincide con un momento particolarmente significativo per il capoluogo abruzzese, Capitale italiana della Cultura 2026. Da una parte la restituzione alla città del suo principale teatro, dall’altra il rientro di un’opera che rappresenta una testimonianza unica della storia artistica locale.
Il progetto di recupero è stato curato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e Teramo, che ha seguito il restauro finanziando l’intervento e svolgendo il ruolo di stazione appaltante. Un lavoro complesso e altamente specialistico che ha consentito di salvaguardare un bene di straordinario valore storico e culturale.
Grande soddisfazione è stata espressa dal sindacodi L’Aquila, Pierluigi Biondi, che ha sottolineato il valore simbolico del ritorno del sipario e della riapertura del teatro, definendoli due momenti destinati a segnare la rinascita culturale della città. Un ringraziamento è stato rivolto alla Soprintendenza, ai funzionari coinvolti nel restauro e al Teatro Comunale “Fedele Fenaroli” di Lanciano, che ha ospitato le fasi finali dell’intervento.
Lo storico sipario sarà visibile al pubblico una volta completato l’allestimento scenico attualmente presente sul palcoscenico. La riapertura del Teatro Comunale sarà inoltre accompagnata da una serie di iniziative dedicate alla cittadinanza, con l’obiettivo di favorire la progressiva riappropriazione degli spazi culturali.
L’opera affonda le proprie origini nei primi decenni dell’Ottocento. A realizzarla fu il pittore boemo Franz Hill, autore anche di importanti decorazioni nella Reggia di Caserta, che la dipinse prima del 1820 per la Sala Olimpica del complesso di Sant’Agostino. Dopo la demolizione della sala nel 1857, il sipario venne trasferito nel nascente Teatro Comunale, diventandone uno degli elementi più rappresentativi.
Esteso su circa 100 metri quadrati di stoffa, il sipario raffigura i guerrieri amiternini pronti alla battaglia in una scena ispirata al settimo libro dell’Eneide di Virgilio. Volti, abiti, cromie ancora vivaci e l’imponente tempio greco con colonne doriche al centro della composizione restituiscono un affascinante racconto della storia antica del territorio aquilano.