PESCARA- Si è svolta venerdì scorso, a Pescara la giornata del “Bike to work”, organizzata nell’ambito della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile e promossa in Italia dalla FIAB. Si è potuto constatare che non si registra un balzo in avanti nel numero dei ciclisti che rimane costante. Solo dalle 7,30 alle 9,30, Pescarabici ha contato 3.425 ciclisti, che, rispetto all’anno scorso, sono 634 in più, ma che non corrispondono alle stesse stazioni di osservazione. Quest’anno, infatti, Pescarabici ha scelto 11 postazioni strategiche in città (sono stati aggiunti incrocio Via N. Fabrizi/via Venezia, Ponte delle Libertà, incrocio via Marconi/via Pindaro, Piazza Le Laudi) contro le 7 degli anni precedenti (Strada Parco, Corso V. Emanuele, Madonnina, Ponte D”Annunzio, piazza Ovidio, piazza Pierangeli, Piazza Italia).
L’impressione che ne deriva da una prima analisi delle cifre è che la mobilità ciclistica non riesca a decollare (oltre lo zoccolo duro costituito dai pescaresi stakanovisti delle due ruote) a causa di percorsi ciclabili frammentati, non collegati, che alternano zone protette (strada parco, zone 30, piste ciclabili) a tratti meno sicuri (via Marconi, viale Pindaro, via N. Fabrizi) o a rischio (Ponte delle Libertà, via Ferrari, via Aremogna, via De Gasperi, via Tiburtina ecc..).
“É comunque necessario dimensionare meglio il fenomeno – conclude Laura Di Russo – perché i dati sono indispensabili poter programmare. Sarebbe utile che il Comune istallasse dei sistemi di rilevamento a basso costo in posti strategici per conoscere con precisione il flusso delle bici in un tempo più dilatato: un mese o un anno. In fondo, quella che noi facciamo è solo una fotografia, anzi, una istantanea, di una mattina di settembre”.
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