REGIONE – Nel primo semestre del 2026 l’Abruzzo ha ottenuto appena 10 autorizzazioni Zes Unica, un dato che pesa come un macigno sulla competitività regionale. L’analisi diffusa dalla Uil Abruzzo fotografa una realtà chiara: la regione intercetta soltanto il 2,4% dei provvedimenti rilasciati nel Mezzogiorno, una quota minima che evidenzia un rallentamento preoccupante rispetto alle altre aree del Sud.
Il confronto con le regioni più dinamiche è impietoso. La Campania guida la classifica con 185 autorizzazioni, seguita dalla Puglia con 148. Da sole, le due regioni assorbono oltre il 78% delle autorizzazioni nazionali, lasciando all’Abruzzo una posizione marginale che rischia di tradursi in minori investimenti, meno attrattività e un indebolimento del tessuto produttivo.
Secondo il segretario generale della Uil Abruzzo, Michele Lombardo, la transizione dalle Zes regionali alla Zes Unica nazionale ha accentuato la competizione tra territori, premiando chi ha saputo muoversi con rapidità e strategie mirate. L’Abruzzo, invece, appare in ritardo. Per Lombardo è necessario un cambio di passo: una strategia regionale più aggressiva, capace di valorizzare le eccellenze locali, potenziare le infrastrutture e sostenere un modello di sviluppo che integri innovazione e lavoro stabile, soprattutto in una fase in cui l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle fabbriche sta ridisegnando processi e competenze.
La Zes Unica, rifinanziata dalla Legge di Bilancio fino al 2028, offre strumenti importanti: incentivi per l’acquisto di beni strumentali e procedure semplificate attraverso lo Sportello Unico Digitale ZES. Tuttavia, la capacità attrattiva dei territori continua a essere profondamente squilibrata. Per l’Abruzzo, il rischio è quello di restare ai margini della crescita industriale del Mezzogiorno, proprio nel momento in cui la Zes Unica dovrebbe rappresentare un volano decisivo per investimenti e occupazione.
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