Oltre 600 persone alla biciclettata adriatica

Sono partiti  da S.Benedetto del Tronto e da Francavilla al Mare con destinazione Pineto. La carovana dei ciclisti si è andata via via ingrossando, occupando, con una festosa processione di adulti e bambini su due ruote, le piste ciclabili del litorale marchigiano e abruzzese e invadendo per alcuni tratti, la statale 16.

Un modo educato e civile di riappropriarsi di qualcosa che dovrebbe essere di tutti: il territorio e il tempo. Il territorio perchè le decine di ciclisti hanno attraversato angoli ancora incontaminati di litorale, purtroppo assediati dal triste e brutto cemento, ritenuto a torto, strumento di sviluppo e rivelatosi la peggiore malattia che potesse contaminare il nostro paese. Il tempo perchè i ritmi frenetici della vita quotidiana, che ci portano a dimenticare i rapporti umani e le cose veramente importanti della vita, sono stati per una giornata dimenticati, dedicando i minuti passati pedalando lentamente alla scoperta di nuovi rapporti umani e di gruppo.

L’arrivo festoso, a Pineto è stato accolto dagli stand gastronomici dell’associazione commercianti pinetesi e dalle porte aperte della Torre di Cerrano, uno dei monumenti più suggestivi del litorale teramano, dove i partecipanti hanno potuto ritemprare corpo e spirito.

Ha dichiarato Raffaele Di Marcello, del Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano: “un grazie a tutti gli organizzatori, alle associazioni ma anche ad ogni singolo partecipante. Grazie alle forze dell’ordine che ci hanno scortato, alla CRI che ha assicurato l’assistenza medica con pattuglie in bici, alle Amministrazioni dei Comuni interessati, all’Area Marina Protetta Torre di Cerrano. Dimenticherò sicuramente qualcuno, ma ogni partecipante sa di essere stato importante, perchè uniti riusciamo a superare ogni difficoltà”.

Hanno partecipato gruppi provenienti dalla marsica e da Fano, rappresentanti di altrettante associazioni di amanti della bici, uniti idealmente e fisicamente agli altri “pedalatori” del litorale adriatico, tutti con la consapevolezza che, dall’alto della bicicletta, il mondo è diverso e forse è migliore.