RIPA TEATINA (CH) – Si è concluso ieri sera a Ripa Teatina il XII Premio Rocky Marciano con la consegna dei riconoscimenti ai vincitori dell’edizione 2016.
Tra i premiati Diletta Cipollone, Alessandro Milan, Gianni Rivera, Massimo Oddo, Leonard Bundi e Giulio Ciccone. Per quanto riguarda le squadre, riconoscimenti per la Chieti Calcio Femminile, la Montesilvano Calcio a 5 Femminile e la Pescara Calcio.
È il racconto della mia vita che però è stato accompagnato da fotografie ed articoli di giornale ed è diventato oggi importante e all’inizio non si pensava che potesse diventare di questo livello. Siamo molto contenti, soprattutto perché mia moglie ha fatto un grande lavoro grafico ed ha messo insieme tutte queste cose ed è venuto fuori un buon libro. Poi mi dice sempre che è bello, le piace, quindi questo è positivo. Ho scritto le cose così come le sentivo, non ci ho messo nient’altro, assolutamente, non sono uno scrittore, non sono un giornalista, sono una persona che ha voluto raccontare delle cose personali. Ho raccontato la mia vita così come l’ho vissuta, nel modo più semplice possibile, in base anche agli articoli di giornale e alle fotografie da mettere al fianco del mio racconto”.
Su un suo possibile erede: “Dico soltanto che gli esseri umani sono tutti unici, non si può mai somigliare a qualcun altro. Abbiamo tutti due occhi, un naso ed una bocca, ma ognuno ha una storia a se. Ce ne sono stati tanti di bravi giocatori che hanno giocato con me, altri hanno giocato dopo, ma non posso fare l’elenco, rischierei di dimenticare qualcuno”.
Sul calcio contemporaneo: “È cambiato come cambia la vita di tutti i giorni, come tutte le professioni, qualche volta c’è un’evoluzione e qualche altra volta c’è un’involuzione, come tutte le cose che si fanno, però chi vive in quel momento pensa di essere nel giusto e percepisce un sistema di vita adatto a quel momento, così lo fa anche il calcio. Ora il calcio lo seguo abbastanza, non mi faccio condizionare dagli orari delle televisioni io sono ancora legato al giocare tutti alla stessa ora e lo stesso giorno, quindi se capito di essere a casa guardo ciò che vedo, ma non mi faccio condizionare dagli orari televisivi perché la mia vita la svolgo a prescindere”.
Su una sua eventuale carriera da allenatore: “I primi anni non l’ho fatto perché mi facevo più dirigente, ora lo potrei anche fare, non sono più giovane e mi sono accorto che potrei anche fare l’allenatore o il preparatore perché mi piace insegnare calcio soprattutto perché ho visto che un po’ di tecnica si è persa a favore di un eccessivo agonismo fisico. Se ci fosse una maggiore tecnica calcistica ci divertiremmo tutti di più”.
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