L’AQUILA – La vertenza Tecnocall L’Aquila, che riguarda il futuro di 59 lavoratrici e lavoratori, richiede tempi certi e un confronto istituzionale concreto. Stefania Pezzopane (Pd) e Paolo Romano (L’Aquila Nuova) tornano a sollecitare la III Commissione consiliare, dopo che il 27 agosto avevano chiesto pubblicamente al presidente Fabio Frullo una convocazione rapida, in linea con l’impegno assunto con i sindacati.
Il 2 settembre Frullo ha annunciato tramite comunicato stampa la convocazione della Commissione per il 16 settembre, con la partecipazione di azienda, sindacati e istituzioni. Un annuncio accolto positivamente, ma che – sottolineano Pezzopane e Romano – non è stato seguito dagli atti formali: né consiglieri né organizzazioni sindacali hanno ricevuto la convocazione ufficiale. “Una Commissione non può essere solo annunciata: va convocata con atti formali e nei tempi necessari”, affermano.
I due consiglieri chiedono quindi che la convocazione venga inviata immediatamente e che il 16 settembre non si trasformi in una passerella istituzionale, ma in una giornata di lavoro reale, con l’obiettivo di costruire una prospettiva occupazionale per i 59 dipendenti coinvolti.
Elemento ritenuto decisivo è la presenza della committenza Hera, insieme a Tecnocall, sindacati e istituzioni. “Se vogliamo tutelare l’occupazione, tutti i soggetti devono essere al tavolo. Solo così si potranno valutare tutte le strade: dalla salvaguardia della commessa alla ricerca di nuove attività e servizi, fino al coinvolgimento degli altri livelli istituzionali”.
Pezzopane e Romano ribadiscono che la vertenza non può essere gestita con annunci o rinvii: servono impegni precisi, interlocutori presenti e una strategia condivisa. Il Comune dell’Aquila, sottolineano, deve esercitare pienamente il proprio ruolo politico e istituzionale, anche coinvolgendo il governo se necessario.
“Il 16 settembre deve essere un punto di partenza, non di arrivo. Da quel tavolo devono uscire responsabilità chiare e un cronoprogramma. Dietro quei 59 lavoratori ci sono 59 famiglie e una parte importante del tessuto occupazionale della città. Ora è il momento di passare dalle parole ai fatti. L’Aquila non può permettersi di perdere altri posti di lavoro”.
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