Paolucci e Mazzocca: «Dal Tavolo regionale di ieri più che ‘passi avanti’ si registrano generiche dichiarazioni di intenti nel confermare il percorso da noi indicato e finanziato. E ci sono voluti 6 mesi».
«Dalle notizie provenienti dal Tavolo regionale di ieri – continua Mazzocca – sembrerebbe che dei timidi vagiti siano finalmente usciti. Pare, infatti, che il percorso che questa Regione si avvierebbe (ancora troppo lentamente) ad intraprendere sarebbe quella del solco all’epoca tracciato (e finanziato!) dallo scorso Governo regionale. Nonostante il parere diametralmente opposto formulato dalla maggioranza di governo qualche giorno fa, allorquando in V Commissione, con la complice astensione dei 5stelle, formulò un NO chiaro e netto agli interventi istituzionali necessari per superare la crisi delle Terme di Caramanico ed avviare una fase nuova con la valorizzazione del termalismo abruzzese. E ci sono voluti sei mesi ! Vediamo quanti ce ne vorranno ancora per passare dalle parole ai fatti».
«Una figuraccia dopo l’altra, quelle di questa Regione sulla vicenda Terme di Caramanico!», dichiara il Capogruppo regionale PD Silvio Paolucci. E aggiunge: «Questa Giunta – lenta, pigra e apatica – ancora una volta si attarda a temporeggiare sui problemi di un’intera Comunità non risolvendone alcuno. La smettano di litigare e concludano l’iter di una serie di interventi avviati dai governi D’Alfonso e Lolli a supporto del Sistema termale Caramanico e che necessitano oggi di continuità amministrativa a salvaguardia di una delle eccellenze nei servizi sanitari e turistici della Regione Abruzzo. Agiscano, e in fretta, sul fondo di 900mila Euro (Legge di Stabilità Regionale 2019) con cui la Regione di Lolli rifinanziò (dopo ben 11 anni!) la Legge sul Termalismo e sulla finalizzazione del milione di Euro della Giunta D’Alfonso (Delibera GRA n.626 del 27 ottobre 2017) per completare le piscine termali comunali. Dimostrino, una volta per tutte, che quel “Se vinciamo ci pensiamo noi alle terme” non era la solita promessa da marinaio da campagna elettorale. Lo devono agli operatori termali, ai lavoratori e le imprese dell’indotto, a quelle famiglie sempre più preoccupate per la situazione di stallo che hanno creato. Lo devono ad un’intera comunità territoriale».
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