«L’accelerazione impressa all’iter di approvazione, unita ad alcuni emendamenti addirittura peggiorativi rispetto al testo iniziale, non può che aumentare la preoccupazione», afferma il primo cittadino. «La nostra provincia è la più virtuosa della regione: grazie agli investimenti e alla gestione oculata di Ruzzo Reti, qui si paga la tariffa più bassa e si registra la dispersione idrica più contenuta. Con questa riforma, invece, le inefficienze di altri territori verrebbero scaricate su Teramo. È intollerabile».
Secondo D’Alberto, l’ipotesi di suddividere l’Abruzzo in due sub-ambiti – o addirittura di mantenere un ambito unico regionale con un solo gestore – non sarebbe affatto neutra. Al contrario, comporterebbe una redistribuzione dei costi che colpirebbe soprattutto il Teramano, con un inevitabile aumento delle bollette per i cittadini.
Il Sindaco critica anche alcuni emendamenti che, a suo avviso, ridisegnerebbero un Abruzzo “a due velocità”. In particolare, il riferimento è alla norma sulla futura Assemblea dei Sindaci: «Il testo originario prevedeva che, in caso di due sub-ambiti, la presidenza fosse affidata al Presidente della Provincia più popolosa. Con l’emendamento, invece, la guida passa al Sindaco del Comune demograficamente più grande, che sarebbero inevitabilmente Pescara e L’Aquila. È l’ennesima conferma di uno squilibrio che penalizza Teramo e Chieti».
Per D’Alberto, la riforma non risponde nemmeno all’obiettivo dichiarato di migliorare il servizio e ottenere economie di scala: «La qualità non dipende solo dalle dimensioni degli ambiti, ma dalle specificità dei territori. Accorpare realtà con situazioni molto diverse rischia di danneggiare chi ha investito e gestito bene, generando benefici solo per chi oggi presenta le criticità maggiori».
Il Sindaco boccia anche l’ipotesi di un unico gestore regionale: «Sarebbe la soluzione più penalizzante. E anche eventuali forme di collaborazione tra gli attuali gestori in house non sarebbero altro che una fase transitoria verso il gestore unico, andando in direzione opposta rispetto agli obiettivi dichiarati».
La riforma, dopo la chiusura delle audizioni, dovrebbe approdare in Consiglio regionale entro fine maggio. Ma dal Teramano arriva un messaggio chiaro: la difesa di un modello efficiente non può tradursi in un aumento dei costi per i cittadini più virtuosi.
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