
ROSETO DEGLI ABRUZZI – Montepagano ritrova uno dei suoi simboli più rappresentativi. Nella serata di domenica la comunità ha celebrato la riapertura della Chiesa della Santissima Annunziata, restituita ai fedeli dopo i lavori di recupero resi necessari dai gravi danni provocati dal fulmine che, nel settembre 2024, aveva colpito la lanterna della cupola.
La cerimonia si è aperta con la Santa Messa presieduta dal vescovo della Diocesi di Teramo-Atri, monsignor Lorenzo Leuzzi, insieme al parroco don Mario Maffezzoni. A seguire, il concerto inaugurale de “I Sinfonici” ha accompagnato la riapertura del luogo di culto in un clima di grande partecipazione e coinvolgimento.
Numerose le autorità civili e militari presenti, insieme a tanti cittadini e fedeli, a testimonianza del forte legame tra la comunità e uno dei luoghi più identitari di Montepagano.
L’intervento di recupero ha richiesto un investimento complessivo di 630 mila euro ed è stato affidato alla ditta Falone Costruzioni. I lavori hanno consentito di mettere definitivamente in sicurezza la struttura e di proteggere la cupola da ulteriori danni causati dagli agenti atmosferici.
La riapertura segna la conclusione di un percorso avviato subito dopo l’incidente. In una prima fase, grazie a un intervento urgente finanziato dalla Soprintendenza, era stato possibile mettere in sicurezza l’area, consentire il rientro delle famiglie sfollate e ripristinare la viabilità. Con il completamento dell’opera, la chiesa torna oggi pienamente fruibile e restituita alla sua funzione religiosa e sociale.
La progettazione e la direzione dei lavori sono state curate gratuitamente dall’ingegner Antonio Masci dell’Ufficio Tecnico della Curia di Teramo.
«Ritrovarci nella Chiesa della Santissima Annunziata, finalmente restituita nella sua interezza alla comunità, è motivo di grande gioia ed emozione», ha dichiarato il sindaco Mario Nugnes. «Oggi celebriamo un traguardo importante raggiunto grazie alla collaborazione tra istituzioni, cittadini e Curia di Teramo. Questo edificio non rappresenta soltanto un luogo di culto, ma un punto di riferimento per la storia, l’identità e la vita sociale della nostra comunità».