TERAMO – Le parole non sono mai neutrali. Costruiscono relazioni, orientano il dibattito pubblico, definiscono il rapporto tra cittadini, istituzioni e media. Ed è proprio sul potere – e sui rischi – del linguaggio che si è concentrato il convegno “Quando le parole dividono. Il linguaggio della politica e dell’informazione fra confronto e polarizzazione”, organizzato questa mattina nella sala consiliare della Provincia di Teramo, nell’ambito delle celebrazioni per i 220 anni dell’Ente.
In un contesto dominato dalla comunicazione permanente, dai social network e dalla ricerca del consenso immediato, il linguaggio politico si è trasformato. Lo stesso vale per il giornalismo, chiamato ogni giorno a misurarsi con la velocità delle notizie e con algoritmi che amplificano il rumore più della complessità. In questo scenario, la fiducia dei cittadini diventa un bene fragile, che si costruisce – o si incrina – attraverso le parole.
Quando il linguaggio pubblico si fa aggressivo, quando prevale la logica del nemico, quando l’insulto sostituisce l’argomentazione, a indebolirsi non è solo la qualità del confronto: è la democrazia stessa. Su queste dinamiche si sono confrontati Luca Telese, direttore de Il Centro, ed Enzo Di Salvatore, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Teramo.
Il presidente della Provincia Camillo D’Angelo ha sottolineato come la semplificazione sia diventata inevitabile per comunicare, ma la banalizzazione resti pericolosa per governare: “La politica contemporanea comunica in pochi secondi: un post, un video, un titolo. Ma le questioni che affronta sono complesse. È qui che nasce il problema”.
La mattinata è stata arricchita dagli interventi del vescovo Lorenzo Leuzzi, del vicario del Prefetto Alberto Di Gaetano, della presidente della Camera di Commercio Antonella Ballone, del parlamentare Giulio Sottanelli, del consigliere regionale Dino Pepe, delle consigliere provinciali Gabriella Recchiuti e Katia Provvisiero, e del sindaco di Sant’Egidio alla Vibrata Annunzio Amatucci.
Un confronto ampio, che ha messo al centro una domanda cruciale: come ricostruire un linguaggio capace di unire, spiegare e restituire complessità, in un tempo che tende a dividere.
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