L’AQUILA – A dieci anni dal terremoto di Amatrice, Stefania Pezzopane, già parlamentare e oggi consigliera comunale, richiama con forza la necessità di non disperdere la memoria della tragedia e di completare una ricostruzione ancora troppo lenta. Nel suo intervento ripercorre le ore drammatiche del sisma, il legame con l’esperienza aquilana e l’impegno istituzionale portato avanti in questi anni, ribadendo l’urgenza di risposte, giustizia e sostegno alle comunità colpite. Ecco la nota:
“Dieci anni fa, nella notte del 24 agosto, il terremoto di Amatrice arrivò più o meno alla stessa ora di quello dell’Aquila. Erano le 3.36, il 6 aprile le 3.32. E fu paura. Tanta paura.
“Dio mio, il terremoto. Così forte, ancora? Dove? Ci saranno vittime”.
Poco dopo arrivarono le notizie da Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto. E il giorno dopo andai lì, ero parlamentare, ma soprattutto andai da cittadina che quel dolore lo aveva già vissuto.
Sentivo di dover esserci. Di stare vicino alle persone, ascoltare le loro esigenze, raccoglierle e portarle in Parlamento.
Vidi la morte, la disperazione, le macerie, le case crollate. Vidi tanta polvere. E mi sembrò di rivivere quello che avevo già vissuto a L’Aquila il 6 aprile.
Bisognava intervenire, aiutare, ricostruire. Me ne sono occupata: ho proposto leggi ed emendamenti, sono tornata più volte, ho seguito le vicende e le richieste delle comunità. Abbiamo investito risorse, anche del PNRR. Bisogna insistere.
Sono ancora vicina a quelle persone. Conosco quello spaesamento e quella sofferenza. Perché, come a L’Aquila, gli anni passano inesorabili. Sono passati già dieci anni. E tutto è insopportabilmente lento.
E con il tempo rischia di perdersi anche la memoria.
La memoria delle vittime. 303 persone.
La memoria delle famiglie che ancora aspettano risposte dallo Stato.
La memoria di comunità che hanno pagato un prezzo enorme.
Dieci anni dopo, non possiamo dimenticare. Non possiamo lasciare che il tempo trasformi il dolore in silenzio.
La ricostruzione va completata, le famiglie vanno risarcite come prevede una proposta di legge da me presentata ed ancora ferma al palo, nonostante le promesse.
Ricordare significa anche continuare a chiedere risposte, ricostruzione, giustizia e attenzione per chi è rimasto.”
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