PESCARA – Si è svolta ieri una riunione tecnica sul caso della Cocea in via Celestino V, dove 100 cittadini che hanno comprato gli alloggi, rischiano ora di perdere la casa per un contenzioso perso dalla stessa Cocea con un’altra società privata risultata oggi proprietaria dei terreni edificati.Dal vertice è emerso che il Comune di Pescara non potrà far ricorso all’esproprio per risolvere la problematica inerente tali alloggi , infatti il ricorso a tale procedura è stato escluso dall’ Ufficio legale del Comune non essendo ravvisabile ‘l’interesse pubblico’. A questo punto si tenterà la via dell’accordo bonario tra le parti coinvolte e a tale scopo entro la prossima settimana sarà convocato un vertice in Comune.
L’assessore alla Gestione del Territorio Marcello Antonelli ufficializzando l’esito della riunione tecnica ,ha precisato:
da mesi ci stiamo occupando della vicenda che, va chiarito, riguarda due privati coinvolti in un contenzioso. Abbiamo cercato di addivenire subito a una soluzione bonaria ma uno dei due contendenti ci ha chiesto di aspettare la definizione del contenzioso giudiziario che si è chiuso a fine luglio scorso. Ora, il pronunciamento definitivo rischia di vedere 100 cittadini perdere la propria casa e ci si chiede di intervenire, come Comune, con l’esproprio dei terreni. Nel merito avevamo già interpellato nelle scorse settimane in maniera generica l’avvocatura comunale che ci ha detto di dover individuare con precisione il ‘rilevante interesse pubblico’ per legittimare una tale procedura senza esporre l’amministrazione e gli assessori comunali ai rischi di un’eventuale causa con richiesta di risarcimento del danno. In questo caso l’interesse pubblico pensavamo potesse essere determinato dal forte impatto sociale della problematica, ossia le 100 famiglie ignare del contenzioso che hanno comprato casa e che ora rischiano di perderne la proprietà. Ma è evidente che tale aspetto andava approfondito prima di assumere qualunque decisione e nel caso avremmo potuto valutare l’opportunità di stipulare una polizza fideiussoria. E ancora: nel caso fossimo stati nelle condizioni di procedere con l’esproprio, avremmo comunque dovuto anche valutare se la somma di cui disponeva la Cocea sarebbe stata sufficiente o meno a coprire le procedure. Stamane ci siamo seduti attorno al tavolo per esaminare tutti gli aspetti della vicenda, e purtroppo è emerso chiaramente che a oggi il ricorso all’articolo 42 bis, ovvero all’esproprio per pubblico interesse, è molto improbabile e per tale ragione ho chiesto al Dirigente del Dipartimento tecnico di convocare con la massima urgenza, entro la prossima settimana, una riunione con tutti i soggetti interessati, ossia la Cocea e l’impresa che ha vinto il contenzioso al fine di verificare la possibilità di addivenire rapidamente a una soluzione conciliativa tra i due soggetti, soluzione che risolverebbe alla radice il problema. Purtroppo secondo l’Avvocatura, a oggi non c’è un interesse pubblico che riguarderebbe esclusivamente le aree frutto di cessione al Comune su cui sono state realizzate opere pubbliche, le uniche superfici per le quali potremmo avvalerci dell’esproprio i cui costi comunque dovrebbero essere sostenuti dalla Cocea. A questo punto il nostro obiettivo dev’essere quello di risolvere la questione in via bonaria, anche se in realtà si dovrebbe anche capire come sia stato possibile stipulare anche l’accordo di programma in presenza del contenzioso già aperto di cui però i nostri uffici hanno dichiarato di essere all’oscuro al pari dei cittadini proprietari.
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