Pescara

Pescara, Scrittura e Immagine Film Festival: programmazione di lunedì 28

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Ivan Cotroneo sarà al Mediamuseum e  proporrà il film “Un bacio”; Giorgio Albertazzi nella sua ultima interpretazione in “La sindrome di Antonio”

PESCARA – Oggi, lunedì 28 novembre 2016, appuntamento assolutamente da non perdere al 26° Scrittura e Immagine Film Festival:

alle ore 16.45 sarà proiettato il film “Un bacio” di Ivan Cotroneo che sarà presente per incontrare il pubblico e ricevere il premio ‘Scrittura e Immagine’ per il suo film.

Lorenzo è un adolescente che arriva a Udine perché adottato da una famiglia, dopo che aveva vissuto una precedente esperienza negativa di adozione. Lorenzo è dichiaratamente gay. Blu è figlia del proprietario di un’azienda e di un’aspirante scrittrice. Ha un carattere reattivo anche perché a scuola, e sui muri, viene definita con epiteti poco garbati. Antonio è figlio di una guardia giurata e pesa su di lui la presenza del fratello maggiore morto in un incidente. E’ un abile cestista ma i suoi compagni lo considerano un ritardato. Frequentano tutti e tre la III A del Liceo Newton.

I film che hanno come soggetto l’adolescenza e le sue problematiche hanno saldamente incorporata la dicitura ‘maneggiare con cura’. Perché il rischio della retorica e/o dello stereotipo sono presenti ad ogni singola riga della sceneggiatura e in ogni scelta di ripresa, recitazione, montaggio e soundtrack. Lo spettatore si trova spesso dinanzi a uno schema purtroppo ben definito. Ci si occupa di un ragazzo o di una ragazza emarginati e li si circonda di adulti che sono rappresentati o come dei minus habens o come totalmente incapaci di interessarsi a loro sia nel contesto familiare che al di fuori di esso.

Ivan Cotroneo, che scrive la sceneggiatura con Monica Rametta rielaborando un proprio racconto, sa come tenersi a distanza dalle negatività di cui sopra per offrirci un ritratto ad altezza di adolescenza di grande sensibilità e coraggio.

Alle ore 19.15 si proseguirà con “This is England” di Shane Meadows per il Free Cinema inglese: non solo Ken Loach o Trainspotting. Il cinema britannico di qualità è molto di più. È la rabbia dei giovani contestatori del Free Cinema e la gioia sfrenata della Swinging London. È il bisogno di forte impegno politico contro la Lady di ferro Margaret Thatcher e lo sguardo attendista di sospetto nei confronti del riformismo di Tony Blair.

È un cinema incerto tra raffinata ricerca visiva e realismo quotidiano che si sfrangia oggi nelle mille derive del digitale fin quasi a morirne come auspicato da Peter Greenaway. Ma che cerca anche di restare specchio di un mondo immerso in dolorose contraddizioni colte da un Mike Leigh o uno Stephen Frears, o di travalicare le dinamiche di genere come in Danny Boyle per descrivere il perenne divenire della società.

E che, senza dimenticare il grande bardo William Shakespeare, aborrisce immagini patinate mainstream o rievocazioni nostalgiche dell’Impero. “Del film si apprezza immediatamente la recitazione realisticamente mimetica. Dietro le scelte del regista si sente la scuola del Free Cinema e soprattutto la voglia di raccontare il destino di emarginazione della gioventù senza miserabilismi o tirate moralistiche”. (Paolo Mereghetti, Il Corriere della Sera, 19 ottobre 2006)

Alle ore 21.00 infine “La sindrome di Antonio” di Claudio Rossi: estate 1970. Dopo la maturità il ventenne Antonio parte per la Grecia per seguire quell’ossessione che tutti i suoi amici definiscono la sua “sindrome”: andare in cerca della caverna delle ombre di Platone. A bordo della 500 blu di sua madre il ragazzo parte per Atene dove lo aspettano il padrone di un alberghetto senza pretese e una ragazza locale, Maria, disposta ad aiutarlo nella sua impresa.

Antonio si muove nella Grecia dei colonnelli indossando una maglietta con l’immagine del Che e porta con sé i suoi ideali sessantottini, ma scoprirà che attraversare un Paese dominato da un regime repressivo non è così facile. Meno male che a guidarlo c’è il buon senso di Maria che, pur condividendo i suoi ideali, sa comportarsi con astuzia e cautela. Soprattutto, Maria (interpretata da Queralt Badalamenti, una Jennifer Lopez mediterranea) è di una bellezza esagerata e Antonio compirà con lei un percorso che non è solo di ricerca, ma anche di crescita personale.

A raccontare la storia di Antonio in voce fuori campo è un uomo sulla sessantina (Remo Girone) che vediamo all’inizio e alla fine, e che ha la consapevolezza del senno di poi. E a punteggiare il viaggio del ragazzo ci sono vari incontri misteriosi: un ristoratore greco incline alla filosofia (Moni Ovadia), un pittore vedovo ammutolito dal dolore (Giorgio Albertazzi nella sua ultima interpretazione), il proprietario dell’alberghetto (Antonio Catania).

Ingresso libero

Pubblicato da
Redazione Abruzzonews

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