Non possiamo ignorare il fatto che una esposizione permanente in loco creerebbe indubbi seri problemi dovuti alle esondazioni del fiume ed alla continua risorgenza dell’acqua. Essi potrabbero essere quindi affrontati soltanto con progetti molto tecnologici, notevlmente costosi e necessari di continua manutenzione. Riguardo a qjuest’ultimo argomento, poi, la passata negativa esperienza vissuta in tutti questi anni sul piccolo sito di Santa Gerusalemme non ci fornisce molto affidamento.
D’altra parte, anche il distacco con conseguente esposizione in un locale sicuro pone diversi problemi ed interrogativi circa i rischi e l’opportunità di rimuovere quel reperto dal suo contesto storico ove permangono anche altre tracce di quel pavimento, sia pure rimaste in forma frammentata.
Noi riteniamo che, innanzitutto, sia assolutamente necessario allargare l’area di indagine, sia verso mare, sia verso monte, estendendola nella retrostanze zona di via Orazio, ove sussistono, tuttora, anche piccoli spazi non asfaltati.
Occorre disporre un’ottima documentazione fotografica ad alta definizione che consenta, poi, di realizzare dei pannelli fotografici delle stesse dimensioni del soggetto rendendolo quindi visibile a tutti.
Pensiamo anche che, con gli esperti specialisti di oggi, si possa comunque realizzare una copia perfetta da esporre negli spazi museali lasciando al futuro ed a tempi migliori una decisione definitiva su tutta la zona evitando, nel frattempo, di comprometterla ulteriormente”.
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