Mirco Salerni: “Ecco ‘Grazie Vasco’, il primo album di inediti dei Kom”

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Intervista con il frontman della band abruzzese che presenterà questo suo lavoro discografico al Loft 128 di Spoltore il 25 dicembre

SPOLTORE – Il singolo “Grazie Vasco” dei Kom, realizzato con Claudio Golinelli ed uscito ad inizio dell’anno, si è trasformato nei mesi successivi in un vero e proprio inno per gli amanti di Vasco Rossi raggiungendo numeri da capogiro nelle visualizzazioni del video su YouTube e diventando così un vero classico durante il tour della band capitanata da Mirco Salerni. La canzone ha fornito lo spunto per arrivare a concepire, dopo un lungo cammino come Tribute Band di Vasco Rossi, il primo omonimo album di inediti ed il risultato finale è proprio un bel sentire: gli echi vaschiani ci sono tutti, ma emerge anche e soprattutto la personalità di un gruppo che con questo lavoro discografico dimostra di aver raggiunto la maturità artistica grazie anche al carisma, alla personalità e alla “penna d’autore” del suo frontman Mirco Salerni.

Tutte le canzoni sono dei piccoli grandi gioielli e ci piace definire questo come “il disco mancato di Vasco Rossi”. Su tutte emerge “Il tuo profumo nell’aria”, una ballad maestosa …. quella che non avrebbe sfigurato in uno qualsiasi dei lavori del Blasco, anzi lo avrebbe ancor di più nobilitato.

“Mentre dormi” e “Scateniamoci” sono già pronte per diventare dei veri e propri inni da stadio, ma anche “Sto pensando che” e “Festa” saranno dei classici dei concerti della band. Il disco si conclude con una stupenda cover di “Vivere una favola”, uno dei brani più belli dell’intera discografia di Vasco Rossi: a stupire è la nuova veste data alla canzone dai Kom che la propongono con un piglio più rock negli arrangiamenti rielaborandola a loro modo.

“Grazie Vasco”, prodotto da Music Force, è negli store online dal 22 dicembre mentre fisicamente al grande concerto al Loft 128 di Spoltore il 25.

Abbiamo incontrato Mirco Salerni: nelle sue parole tutto l’entusiasmo e l’orgoglio per questo attesissimo disco dei Kom.

Grazie Vasco” è il titolo del disco, ma anche del fortunatissimo singolo che la scorsa estate ha impazzato fra i fans del Blasco. Come nasce questo album?

“ “Grazie Vasco” è stato il singolo lanciato per destare interesse intorno alla band su quella fetta di pubblico che non la conosceva. È stata una grande intuizione di Emanuele La Plebe con il quale poi abbiamo dovuto decidere se dovesse avere una continuazione. Da lì è partita l’idea di provare a mettere giù qualcosa per lavorare su una nostra produzione e quindi un cd. Non avevamo materiale da proporre a parte una canzone, “Mentre dormi”, scritta da me 23 anni fa quando ho partecipato alle selezioni del Festival di Sanremo. A parte questa e la cover di “Vivere una favola”, tutto è stato costruito da zero.

La lunga genesi dell’album è dovuta proprio a questo motivo: non avevamo assolutamente idea su quali sonorità adottare. È vero poi che Vasco a noi piace e tutto il suo mondo ha inciso parecchio sulla resa finale del cd. Io mi sono riscoperto cantautore: avevo tanto da esternare e queste canzoni sono venute fuori abbastanza velocemente a livello di testo. Per 23 anni non ho scritto più un po’ per il meccanismo sanremese e un po’ anche per quello della discografia in generale. La mia voce mi ha portato a fare scelte fortunate perché sono stato indotto alla tribute band di Vasco e non ho mai avuto negli anni l’esigenza di fare qualcosa di mio. Il pubblico mi ha sempre seguito e mi sono preso belle soddisfazioni.

Con “Grazie Vasco” è partito invece un discorso di ispirazione che ha portato materialmente al nostro disco.

È stato un percorso lungo perché, oltre ai suoni, dovevamo trovare anche i testi adatti nei quali inserire la formula per non andare troppo oltre con le parole. Le canzoni devono avere un certo minutaggio … insomma tanti aspetti da curare tutti insieme. In fase di registrazione tanti di questi non andavano, poi alcuni brani non erano ancora come avremmo voluto, gli arrangiamenti non comunicavano troppo ciò che il testo doveva dire. Il cd è stato inciso e corretto più volte. La soddisfazione è tanta per il risultato finale”.

“Grazie Vasco” è stato, come detto, un singolo fortunatissimo che ti ha portato, tra l’altro, anche ad incontrare anche il Blasco. Come è nata l’idea della canzone?

“Da un’intuizione di Emanuele La Plebe: la canzone è capitata in un periodo in cui neanche io mi rendevo conto di aver forse raggiunto la maturità giusta per cominciare a comunicare qualcosa.

Io ero contrario a qualsiasi tipo di inediti proprio per la delusione della quale parlavo in precedenza.

“Grazie Vasco” ha aperto la mia mente e anche quella degli altri della band. Come ho sempre detto, ha fatto da apripista a tutto il resto: mi ha permesso di conoscere Vasco, mi ha dato quelle gioie che non avevo ancora avuto, ma anche la possibilità di rapportarmi con la critica, quella vera.

È chiaro che a 20 anni mi stava bene il tributo, ora a 44 vedo anche altri orizzonti come identità musicale. Non ero abituato ad entrare nella critica “face to face”: sono arrivati pareri quasi tutti positivi, ma anche quelli negativi che mi hanno spiazzato nonostante io abbia avuto sempre un carattere forte visto che non mi è mai interessato ciò che gli altri pensassero di me fondamentalmente. Ho sempre cercato di fare il mio lavoro alla mia maniera. Sono subentrati poi fattori primordiali che prima non avevo avuto durante i miei 25 anni di carriera”.

La seconda traccia è la perla del disco a mio giudizio, “Il tuo profumo nell’aria”: come si scrive un piccolo grande capolavoro come questo?

“Mi piace definire “Il tuo profumo nell’aria” il mio miracolo. È stata la prima canzone che ho scritto quando fu presa la decisione di incidere un intero cd che girasse intorno a “Grazie Vasco”.

È un miracolo perché ha generato un’esplosione di ispirazione che non reggeva più e voleva venir fuori: quando mi sono seduto ho trovato subito un giro di accordi che mi ha portato poi al testo. Le parole sono nate dagli accordi, il tutto naturalmente in cinque minuti come se la canzone esistesse già, poi è arrivato di getto anche l’arrangiamento. Ciò che si sente nel cd è arrivato in automatico: la canzone è stata così dall’inizio. È un brano al quale tengo tanto, per me ha un grande significato. È piaciuto subito a tutti. Appena finisco un pezzo in genere lo faccio ascoltare alle persone più fidate intorno a me che so che mi dicono la verità a riguardo. Abbiamo proposto “Il tuo profumo nell’aria” già anche dal vivo ed è piaciuta tantissimo, le richieste di averla sono state tante. L’attesa del cd era importante, la canzone non è andata online anche se esiste da otto mesi, abbiamo atteso l’uscita del disco.

Sono contento che anche tu dai questa importanza a “Il tuo profumo nell’aria” perché viene da una band che non è ancora conosciuta nell’ambito nazionale come gruppo di inediti.

Il pezzo prende subito: al suo interno sicuramente si può trovare qualcosa che appartiene a chiunque.

A me appartiene non per un significato particolare, ma per il fatto che mi ci ritrovo dentro.

Ad esempio tutte le canzoni di Vasco hanno questa caratteristica: chiunque ci è dentro in qualche modo, raccontano magari la vita di ognuno di noi. La grandezza di Vasco sta in questo.

Non ho l’arroganza o la presunzione di dire che ho anche io questo potere, ma “Il tuo profumo nell’aria” rispecchia molto di più il mondo di Vasco proprio perché ognuno può ritrovarsi all’interno del brano”.

“Mentre dormi” è un bel pezzo rock, già pronto per vedere il pubblico saltare e cantare nei concerti: come nasce?

“È un altro capolavoro per me. Il contenuto del testo è intrecciato in tantissimi modi diversi, non ha un significato specifico, ma è importante perché parla di tanti argomenti: dell’amore o di una persona che sta male o semplicemente non riesce a vivere nel mondo reale perché ce l’ha con tutti o perché qualcuno gli ha fatto del male e sceglie dunque di non uscire di casa e non avere contatti con nessuno. È un intersecarsi di tanti significati a mio giudizio: anche il fatto di questa persona che vive accanto ad un’altra e non la lascia e forse alla fine decide anche di restare con lei nel suo mondo e di immedesimarsi per amore, stare cioè con lei. “… ti porterò dentro in un sogno …”: dormire rappresenta il non voler pensare, rimanere a casa per non incontrare quell’amore perduto ed evitare dunque ancora delusioni.

C’è una frase bellissima nel testo che dice “… occhi per guardarti da lontano, come un falco, ma senza ali, io non ti raggiungerò”: è un’immagine dell’occhio del falco che vede la preda da chilometri di distanza e si butta dalla cima della montagna per prenderla, ma c’è la forzatura della frase, questo falco cioè che non può andare a prendere la sua preda e non riesce a svolgere la sua naturale attività e soffre.

Ho scritto il brano, come ho già detto, 23 anni fa e ha vinto cinque selezioni regionali e mi ha permesso di andare poi alla selezione finale di Sanremo dove però poi si è interrotto il cammino.

Da lì è partita la delusione perciò mi rivedo in “Mentre dormi”: il contenuto è abbastanza moderno nonostante l’abbia scritta tanto tempo fa. L’arrangiamento della versione che portai a Sanremo è molto diverso da quello attuale perché aveva delle sonorità jazzate con un sax al suo interno. La canzone è un altro mio figlio al quale tengo tanto”.

“Scateniamoci” è un nuovo inno da stadio, ma la canzone è di Danilo Di Florio ed era ben diversa da quella che ora è nel cd ….

“Io cercavo una canzone da dedicare al fan club e a tutti i fan che ci hanno portato ad avere la fortuna di essere conosciuti in ambito nazionale. Devo tanto a loro, alla nostra Lokomotiva.

Volevo un pezzo che avesse un significato poco scontato con una sonorità magari latino-americana e non lo trovavo. Emanuele La Plebe mi fece un giorno ascoltare questa canzone di Danilo Di Florio che ringrazio tantissimo: era ed è molto bella, ma era d’amore. Ho detto ad Emanuele che ci avrei pensato un attimo, ma poi ho capito che poteva rappresentare un inno, “Scateniamoci” era la soluzione a ciò che andavo cercando. Mi serviva però un arrangiamento più energetico: da canzone d’amore è dunque diventata una da stadio, pronta per il live. Ho cambiato qualcosa perché fosse dedicata al pubblico: ci sono riuscito, Emanuele mi ha appoggiato e si è trasformata in quella che ascoltate nel cd”.

“Sto pensando che” è un altro piccolo grande gioiello, una ballad meravigliosa: come nasce?

“È una ballad bellissima che ha una storia che va a scontrarsi con quella di “Il tuo profumo nell’aria”.

Avevo iniziato a scriverla perché stavo riflettendo su alcuni aspetti della vita, ma poi mi sono fermato come ho fatto anche con tante altre canzoni che ho scritto nella mia vita iniziate per un pensiero e poi lasciate cadere perché non riuscivo a trovare un finale, ho molti testi lasciati in sospeso.

La canzone è venuta dopo, forse anche come ultima del cd. Non trovavo il suo finale ed anche la melodia: quando scrivo lo faccio mentre suono la tastiera e mi viene l’ispirazione con la musica. Alla fine mi sono seduto di nuovo: avevo delle prime parole e rileggendole ho capito che il tutto avrebbe potuto essere una canzone importante e doveva avere un finale. La sensazione che mi ha pilotato fino a portarla in fondo è che fondamentalmente non ha un finale determinato dunque ho capito che lo avrebbe avuto solo se scritto dalla storia e dagli eventi. Un verso del testo alla fine dice “… se io fossi Dio mi piacerebbe questo ….”: non l’ho intitolata così perché il significato non è proprio quello, ma è il mio pensiero “… sto pensando che magari sarebbe bello fare questo, portarti lì ….” .

“… se io fossi Dio” sta proprio per la cosa in sospeso: ti dico tutto ciò che voglio dirti e vorrei fare con te e darti però chiaramente non dipende da me, non sono Dio e non posso comandare e rimane tutto in sospeso …. In questo sta la bellezza dl pezzo”.

“Festa” è un altro rockettone tiratissimo pronto per i live … il titolo già parla da sé …

“Ho voluto anche un po’ prendermi in giro: è una canzone che mi fa riflettere su come ero da giovane e cosa sono poi diventato visto che nella mia vita sono arrivati gli amori, delle persone, degli accadimenti che hanno messo un timbro nel mio cuore. Il pezzo è il racconto di ciò che è successo a me e succede alla maggior parte delle persone: fai una vita da giovane, le tue carte sono solo cuori perché da uomo ti piace “sfarfalleggiare” a destra e sinistra corteggiando le donne, ami una vita da donnaiolo, vai in giro con gli amici e fai di tutto per accalappiare le donne fino a che non arriva lei e non capisci più niente.

È questa la storia di “Festa” che doveva per forza avere un supporto musicale energetico e potente che spaccasse un attimo la morale: mi piace perché ho raccontato ciò che succede a chiunque in un modo preciso e spiritoso, ma non banale. Succede a tanti quanto descritto nella canzone e può anche diventare causa di problemi: l’uomo si innamora, l’amore poi si perde un po’ e successivamente ritorna … il sesso femminile che a noi uomini prende sempre …. la donna che è vigile, ti accompagna, si ubriaca con te, non singhiozza mai perché lei, mentre tu bevi e ti piace fare il cretino, è quella che ti ha fatto perdere la testa, ti appoggia in tutto, ti ha fatto innamorare, vuole che tu la mangi …. il bicchiere in mano come simbolo del fatto che ti piace bere con gli amici e lei è lì con te e ti appoggia in questo … sei contento della tua donna, ti fa perdere ancora di più la testa, hai sempre il suo sguardo addosso … lei non batte ciglio, ti vuole, gioca con te, non rompe, ma è sempre vigile: ti fa capire che da lì non ti muovi più, è la tua donna, non puoi dire di no. “Festa” è un po’ tutto questo: racconta del giocherellone che alla fine deve arrendersi ed inginocchiarsi al sesso femminile”.

Il cd si conclude con la cover di “Vivere una favola” di Vasco Rossi: come mai questa scelta?

“È una canzone bellissima, una poesia meravigliosa. Non l’abbiamo mai eseguita dal vivo. Cercavamo una cover da inserire perché ci sembrava giusto non eliminare il percorso fatto finora dai Kom, è chiaro poi che il fan si sarebbe aspettato anche un regalo. Anche Vasco non canta live “Vivere una favola”.

Spezzerebbe parecchio un nostro concerto, è di un impatto pazzesco, spesso non c’entra nulla con la scaletta proposta da noi dal vivo: i nostri concerti hanno un piglio molto rock ed incalzante ecco perché questa canzone non ha mai trovato spazio. Volevamo un brano non scontato, ma non doveva spezzare lo spirito del nostro cd: il pensiero di questo nostro nuovo arrangiamento è stato volto a renderla consona a tutto il resto del disco. Le parole sono quelle, ma l’arrangiamento ha dato al brano quella spinta in più: io che sono vaschiano dico che l’originale rimane insuperabile, però se il nostro arrangiamento diventa un motivo in più per regalare nuove emozioni perché non inciderla?”.

Mi piace definire questo disco “il cd mancato di Vasco Rossi”, ma vuole essere un complimento: i Kom hanno fatto tesoro della loro la passione per Vasco e ne è venuto fuori un disco splndido.

Ti piace questa definizione e come lo definiresti tu?

“Il paragone con Vasco è inevitabile, però è anche vero che io sono stato allontanato dal sistema perché avevo questa voce molto simile a lui: perché ci sarebbe dovuto essere un secondo Vasco in discografia? Questa cosa col tempo mi ha anche penalizzato, non si pensi che la mia voce così simile alla sua mi abbia portato solo fortuna perché non è stato così. È stata una lotta abnorme fra me e Vasco: è vero che ho creato un sistema di lavoro attorno a me con una tribute, ma è altrettanto vero che questo mi ha allontanato da ciò che più mi interessava, cioè comunicare le cose mie agli altri.

La discografia deve viaggiare su un binario e tu o ci se o non ci sei su quello stesso binario.

Le forze, le ambizioni, le capacità e l’immagine in me c’erano, anche l’intelligenza di fare musica.

Farla significa studiarla e ampliarla, ma anche avere appunto l’intelligenza di proporla nel modo giusto, devi stare nei desideri del pubblico se vuoi comunicare qualcosa.

Intelligenza significa non cadere nel banale quando vuoi comunicare: le cose più sono banali e più vengono percepite dalla gente e spesso si casca in questo meccanismo, non perché le persone siano banali, ma perché sono circondate 24 ore su 24 da problemi, lavorano tutta la settimana. Quando ascoltano musica lo fanno nel momento in cui sono rilassate e in quel caso il pensiero deve essere libero, non puoi comunicare un qualcosa che impegna troppo mentalmente. In quelle due o tre ore la persona non vuole pensare a nulla allontanandosi da tutto e io non li biasimo: bisogna avere l’intelligenza di non cadere troppo nel banale, ma di rendere gradevole la propria proposta musicale a chi al mattina si sveglia ed ha tantissimi problemi.

Mi fa piacere che il nostro disco venga paragonato ad uno di Vasco perché parliamo di lui, un mostro sacro che ha dato tutto ciò che un artista poteva dare di buono.

L’impressione mia personale è che questo nostro cd sia bellissimo e non tutti potevano permettersi di farne uno così perché viene “dallo stomaco” e non da un pensiero sopraffatto dal successo o dai soldi o da ambizioni . Ho sempre fatto questo lavoro non per soldi o per raggiungere il successo perché se avessi voluto forse avrei avuto la possibilità di farlo. Il nostro è un disco che viene dal ventre, “cattivo” in senso buono. È unico probabilmente nel suo genere. Vasco mi ha lasciato una scia, Vasco è un’esperienza, mi ha fatto maturare tantissimo. È chiaro che dentro il disco c’è molto di lui, ma semplicemente perché io ho costruito tutta la mia vita intorno a questa “bibbia”. Quello che faccio, come mi comporto , l’amore, tutto ciò che sono io deriva dalle sue canzoni, materializzo i suoi testi. Inconsciamente lui mi ha dato tutto ciò che io sono oggi, io vivo la sua “bibbia” anche nello scrivere e comunicare. Se qualcuno vede degli aspetti all’interno del nostro disco che rispecchiano Vasco va benissimo: per me è la riprova che lui è dentro di me e questo mi fa solo che piacere. La voce nel cd? Molti quando hanno ascoltato le prime registrazioni, hanno detto che non sembra la mia. Io mi sono impegnato profondamente a pulirla il più possibile per non somigliare a Vasco, ho dovuto faticare molto in questo. Ho forse perso anche un po’ di tecnica personale perché ho dovuto ristudiare la mia vocalità. Sentendo le canzoni credo di esserci riuscito almeno per le modalità più basse, poi quando alzo di tonalità la voce è quella, non potevo fare diversamente.

Vorrei che chi acquista il cd non abbia una copia di un ipotetico “Secondo Vasco”: mi piacerebbe essere identificato come Mirco Salerni che ha scritto delle belle canzoni con i Kom e regala emozioni, lontano da Vasco e da tutto. È ovvio poi che nella musica il paragone ci sta bene come in tante altre cose nella vita”.

Mirco Salerni: “Ecco ‘Grazie Vasco’, il primo album di inediti dei Kom” ultima modifica: 2018-12-24T19:01:20+00:00 da Piero Vittoria