CHIETI – È stata pubblicata sulla rivista scientifica Cancers la prima meta‑analisi internazionale dedicata al confronto tra Radioterapia Stereotassica e Chemio‑Radioterapia tradizionale nel trattamento del carcinoma del pancreas localmente avanzato. Lo studio, condotto da 14 Centri di Radioterapia Oncologica in Italia, Austria e Polonia, vede tra i protagonisti la Radioterapia Oncologica di Chieti, diretta dal professor Domenico Genovesi, docente dell’Università “Gabriele d’Annunzio”.
La ricerca si inserisce in un contesto clinico di grande rilevanza: il tumore del pancreas è uno dei principali “big killers” oncologici, con tassi di sopravvivenza a 5 anni tra i più bassi (11% negli uomini e 12% nelle donne) e diagnosi spesso tardive a causa dell’assenza di sintomi precoci. Per questo motivo, la comunità scientifica sta investendo in nuove strategie diagnostiche e terapeutiche, dalla genetica ai farmaci a bersaglio molecolare, dall’immunoterapia alle tecniche avanzate di radioterapia di precisione.
«La Radioterapia Stereotassica – spiega il professor Genovesi – ha acquisito negli ultimi anni un ruolo crescente nel trattamento del carcinoma pancreatico localmente avanzato. Consente di somministrare dosi molto elevate al tumore in poche sedute, con una precisione estremamente accurata».
La meta‑analisi ha esaminato tutti gli studi internazionali pubblicati tra gennaio 2015 e luglio 2025, per un totale di 768 pazienti. Il confronto tra Radioterapia Stereotassica e Chemio‑Radioterapia tradizionale non ha evidenziato differenze significative in termini di sopravvivenza globale e sopravvivenza libera da progressione. Un dato particolarmente rilevante riguarda la minore tossicità acuta grave associata alla Stereotassica, nonostante le alte dosi erogate.
Secondo Genovesi, questi risultati aprono la strada a trattamenti multidisciplinari e combinati, integrando Radioterapia Stereotassica, chemioterapia, farmaci a bersaglio molecolare e immunoterapia. L’obiettivo è ridurre il volume del tumore in fase pre‑operatoria e aumentare le possibilità di intervento chirurgico, migliorando così le prospettive di sopravvivenza.
«Questa collaborazione internazionale – conclude Genovesi – rappresenta una risorsa preziosa e continua a generare nuove evidenze in diverse patologie oncologiche, contribuendo alla crescita della ricerca radioterapica».
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