L’AQUILA – Vorrei fare una piccola riflessione non già sui contenuti del prossimo Referendum, che lascio ad altri spiegare, bensì sul modo di esprimere il proprio assenso o dissenso alle riforme che lo stesso pone in essere. Le opinioni degli italiani sono perennemente e severamente divise in due, e ognuna di esse, per chi evidentemente la pensa diversamente, assume le sembianze del male assoluto o dell’inconfutabile bene, i quali a loro volta hanno come figure di riferimento il “diavolo” o “l’acqua santa”. La strada, per certi versi insidiosa, che porta al referendum non si esime da questo modus operandi che coinvolge i votanti. Addirittura, essa si fa in due, nei cui tracciati si immettono viaggiatori che transitano parallelamente senza incontrarsi mai. Ognuno tira dritto pensando di aver imboccato il percorso giusto. Forse sarebbe opportuno fermarsi, parlare e capire dove vogliamo andare e che Paese vorremmo essere, cercando di riempire questo enorme fossato che ci divide con la razionalità, la conoscenza e la coscienza. Un fossato che pone dei limiti al dialogo non costruisce ma frena, e impedisce alla società di crescere e di evolvere. Pertanto, a prescindere dalla scelta (in questo caso Si o No), votate in piena libertà, utilizzando come linea guida la consapevolezza di sapere ciò di cui si parla, magari mettendo in discussione le opinioni altrui attraverso un civile confronto, possibilmente senza lasciarsi coinvolgere da questa spirale di odio che si nutre di rabbia e di insulti, i quali trovano terreno fertile sui social. Il muro contro muro non porta da nessuna parte e, quanto è troppo alto, diventa un ostacolo che ruba il futuro ai nostri figli! Per dirla con Pericle il quale parlando agli Ateniesi affermò: “Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia”. Purtroppo nel nostro caso non si tratta di discutere, ma di inveire contro l’untore con l’arroganza di chi è sempre sicuro di stare dalla parte della ragione!
(a cura di Fulgenzio Ciccozzi)