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Daniele Kihlgren morto a 60 anni: addio al fondatore di Sextantio

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ROMA – Daniele Kihlgren, celebre imprenditore italo-svedese e visionario inventore del modello di albergo diffuso Sextantio, è deceduto oggi, 7 ottobre 2026, a Roma all’età di 60 anni.

Con la scomparsa di Daniele Kihlgren, il turismo italiano perde uno dei suoi più grandi innovatori. Imprenditore italo-svedese e fondatore del modello di albergo diffuso Sextantio, Kihlgren ha rivoluzionato il concetto di ospitalità sostenibile, dimostrando come il recupero dei borghi storici potesse diventare un motore di sviluppo economico e culturale. Dalla rinascita di Santo Stefano di Sessanio, in Abruzzo, fino ai progetti conservativi nei Sassi di Matera, il suo impegno per la valorizzazione del patrimonio storico minore ha trasformato luoghi destinati all’abbandono in esempi internazionali di turismo autentico.

Pezzopane: “Scompare un visionario concreto e capace”

“Ho conosciuto Daniele Kihlgren prima che acquistasse a Santo Stefano di Sessanio. Ero assessore regionale con delega ai parchi. Voleva capire se esistessero un disegno e una strategia capaci di dare forma al suo sogno visionario: non limitarsi a recuperare un borgo, ma inserirlo in una visione più ampia, capace di restituire un futuro ai luoghi, alle comunità e alle loro radici.

Pensando a lui, mi vengono in mente i grandi progetti di un momento molto creativo e costruttivo in cui lui è stato compagno di viaggio; A.P.E. – Appennino Parco d’Europa, la legge per i borghi, i parchi nazionali e regionale e, soprattutto, un modo nuovo di guardare ai nostri territori.Intelligente, ironico, visionario. Capace di vedere una possibilità là dove gli altri scorgevano soltanto una difficoltà, forse persino una follia. A Daniele dobbiamo molto. Ci ha insegnato che investire nelle radici dei nostri paesi, nella loro storia e nella loro bellezza non era un gesto nostalgico, ma una scelta di futuro. Che ciò che sembrava abbandonato poteva tornare a vivere. Santo Stefano non era, per lui, un’eccezione, ma la prova concreta che quel sogno poteva diventare realtà. Le radici non erano il passato: erano la condizione stessa del futuro. Oggi, guardando Santo Stefano e gli altri luoghi che ha contribuito a farci riscoprire, comprendiamo la forza della sua intuizione. Non era follia. Era visione: una visione fondata su un disegno, sostenuta da una strategia e resa possibile dal coraggio di riconoscere il valore di ciò che avevamo sotto gli occhi e non sapevamo più vedere. Grazie, Daniele, per averci insegnato che un luogo può rinascere quando qualcuno ha il coraggio di crederci. E che, investendo nelle radici, il futuro non soltanto può tornare: può mettere nuove radici. Mi dispiace molto, condoglianze alla famiglia ”

Nazario Pagano: “Un uomo capace di trasformare i sogni in progetti”

“Ho appreso con profondo dolore e sgomento della scomparsa di Daniele Kihlgren, avvenuta oggi a Roma. Con lui l’Abruzzo e l’intero Paese perdono un uomo visionario, un imprenditore fuori dagli schemi, ma soprattutto una persona buona e dotata di una generosità davvero rara”. Lo dichiara l’on. Nazario Pagano, presidente della I Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati, ricordando l’imprenditore italo-svedese fondatore di Sextantio.

“È difficile racchiudere Daniele Kihlgren nella sola definizione di imprenditore. Era un uomo capace di vedere possibilità dove altri vedevano soltanto abbandono, di riconoscere valore in ciò che rischiava di essere perduto e di trasformare una visione in un progetto concreto.

Ho avuto la fortuna di conoscere bene Daniele soprattutto negli anni successivi al terremoto dell’Aquila del 2009. A Santo Stefano di Sessanio, dove aveva realizzato la sua straordinaria intuizione dell’albergo diffuso, furono organizzate numerose iniziative anche di carattere istituzionale. Lì Daniele aveva trasformato la sua formazione filosofica in un modo molto concreto di guardare ai luoghi e alla loro identità. A Santo Stefano di Sessanio, e successivamente a Matera, inseguì fino in fondo la sua idea: restituire vita a un borgo senza snaturarlo, recuperandone materiali, forme e memoria con un rispetto quasi filologico. Quella visione, allora certamente controcorrente, nel 2009 gli valse anche il Premio Rotondi – Premio Europa per la salvaguardia del patrimonio culturale.

Da presidente del Consiglio regionale d’Abruzzo ebbi personalmente l’opportunità di conferirgli un riconoscimento ufficiale per questa eccezionale capacità di coniugare impresa, tutela del patrimonio e valorizzazione delle nostre aree interne.

Continuai a frequentarlo anche a Roma e i nostri incontri diventavano spesso occasioni di confronto su questi temi. Daniele mi stimolava a riflettere sulla possibilità di costruire una norma capace di salvaguardare in maniera più efficace il patrimonio storico dei nostri borghi, perché per lui la tutela non era mai semplice conservazione, ma il presupposto per restituire futuro e vita a quei luoghi.

Ma gli incontri avuti nel corso degli anni mi permisero di conoscere anche un altro aspetto, forse meno noto, della sua personalità: la sua straordinaria generosità. Daniele non si limitava a sostenere progetti filantropici a distanza. Voleva conoscerli, seguirli personalmente, raggiungendo anche in moto luoghi remoti dell’Africa, una terra che amava profondamente.

La sua scomparsa lascia un vuoto profondo. Alla sua famiglia, ai suoi cari e a quanti hanno condiviso con lui i suoi progetti e le sue passioni rivolgo il mio più sentito cordoglio e la mia personale vicinanza”.

Il cordoglio di Verrecchia (FdI)

“La scomparsa di Daniele Kihlgren rappresenta un lutto profondo per la nostra comunità regionale, che perde un innovatore illuminato e un innamorato autentico delle nostre terre. La straordinaria opera di recupero portata avanti a Santo Stefano di Sessanio testimonia una genialità rara, capace di intravedere futuro e bellezza. Grazie alla sua intuizione, un borgo storico è assurto a pilastro mondiale del turismo lento e di qualità, dimostrando come la memoria e le tradizioni possano generare sviluppo economico e coesione sociale. L’Abruzzo intero gli deve immensa gratitudine per aver esportato un modello virtuoso di tutela e valorizzazione paesaggistica che resterà indelebile. Alla famiglia e ai suoi cari giunga il mio cordoglio più sincero“.

Il cordoglio del Sindaco di Pescara Carlo Masci

“Apprendo con profondo dispiacere della scomparsa di Daniel Kihlgren. È stato un uomo geniale nella sua capacità di trasformare luoghi dimenticati, ruderi abbandonati, paesi senza futuro in mete iconiche e ricercate da tutti, dando loro un’anima e valorizzandone la storia. Per l’Abruzzo interno ha fatto veramente tantissimo, con la sua passione e il suo amore, creando a Santo Stefano di Sessanio quell’albergo diffuso entrato nell’anima di chiunque l’abbia visitato. Adesso era impegnato in un grande progetto turistico-solidale in Africa, di cui mi parlava sempre, per portare lavoro e far uscire dalla miseria popolazioni in gravi difficoltà, dando loro un’opportunita di sviluppo. In questi anni ho avuto modo di conoscerlo bene, di diventargli amico e di apprezzarne le straordinarie qualità umane anche attraverso il progetto del canile di Pescara, al quale si era dedicato con grande sensibilità e generosità, dichiarando la sua piena disponibilità a donare al Comune di Pescara un suo terreno per realizzarlo. Daniele era un uomo di una bontà infinita, con una visione fuori dal comune e una sensibilità unica verso gli animali. Era sempre disponibile quando c’era da fare qualcosa per il loro benessere: un uomo pacifico, capace di ascoltare, di confrontarsi e soprattutto di cercare concretamente le soluzioni ai problemi. E quando serviva, era pronto anche a farsene carico personalmente pur di raggiungere l’obiettivo. L’Abruzzo e Pescara perdono una persona speciale, che ha saputo lasciare un segno attraverso i suoi gesti, le sue idee, la sua generosità, le sue opere. Per questo voglio assumere fin da oggi un impegno: lavorerò affinché il nuovo canile inter-comunale che sorgerà a Spoltore, su cui ci siamo interfacciati con lui fino a qualche giorno fa, possa essere dedicato a Daniele Kihlgren. Sarebbe un piccolo gesto di riconoscenza per un grande uomo e, soprattutto, un modo per legare per sempre il suo nome a quella attenzione e a quell’amore per gli animali che hanno contraddistinto la sua vita. Alla sua famiglia e a tutte le persone che gli hanno voluto bene rivolgo il mio più sincero e affettuoso cordoglio”.

Il cordoglio di Sigismondi (FdI)

“La scomparsa di Daniele Kihlgren ci priva di una figura di altissimo profilo, un uomo che ha saputo guardare al nostro patrimonio con visione e concretezza. Ho sempre apprezzato profondamente la sua formidabile intuizione e la straordinaria capacità di rilanciare Santo Stefano di Sessanio, trasformando un borgo a rischio spopolamento in un simbolo internazionale di rinascita e bellezza. Kihlgren ha dimostrato che il recupero conservativo non è soltanto tutela del passato ma un motore potentissimo di sviluppo economico e di riscatto sociale. La sua opera pionieristica ha tracciato una delle rotte imprescindibili per il futuro del turismo di qualità. Ai suoi cari rivolgo le mie più sentite e commosse condoglianze.”

L’On. D’Alfonso sulla scomparsa dell’imprenditore Daniele Kihlgren

“I dialoghi con Daniele Kihlgren, con l’uomo prima che con l’imprenditore, non erano puri scambi istituzionali dettati dalla formalità dell’occasione o della circostanza, ma erano parte sostanziale di momenti che progettavano comunità, costruivano ponti di scambio reciproco e consapevole, suggerivano opportunità e possibilità, lasciavano aperte le porte della collaborazione. Con Daniele avveniva, ogni volta, l’incontro con l’uomo che si sentiva abruzzese senza essersi necessariamente sbucciato le ginocchia sui marciapiedi aquilani o sulle pendici della Maiella. Veramente ha personificato e racchiuso in sé l’immagine del ‘cittadino del mondo’, che amava l’intimità e il ritiro nel silenzio innevato di Santo Stefano di Sessanio, come la caoticità organizzata della sua Milano, o la genuinità di un paese come il Ruanda

Raccontare a parole la fotografia più autentica di Daniele Kihlgren non è semplice: era sicuramente quello che nel gergo moderno definiremmo un ‘visionario’, capace di pensare, ideare, guardare con gli occhi dell’anima e del cuore prima di realizzare, e poi aveva la maestria di costruire, pezzo dopo pezzo, il puzzle di quel mondo che probabilmente gli sarebbe piaciuto abitare. Gli era bastato uno sguardo su Santo Stefano non per restarne folgorato, ma per individuarne debolezze e punti di forza, aveva capito con quella brillante mente imprenditoriale che gli veniva dalla sua straordinaria famiglia, che le aree interne inesplorate d’Abruzzo racchiudevano un potenziale d’eccellenza da sviluppare nella nuova economy del territorio, il turismo. Era un lungimirante che sapeva curvare l’esperienza

E dalla famiglia, quel gruppo Milesi che ha costituito per decenni la roccaforte dell’industria abruzzese con i cementifici, dando lavoro a migliaia di famiglie, aveva ereditato la voglia di fare e di fare bene, di non fare impresa per il solo gusto dell’accumulare, ma di fare ‘impresa buona’, quella che crea occupazione, che restituisce speranza, che investe sulle idee e sui giovani, quella che dà opportunità, che conquista fiducia e che la restituisce in tempo reale, generando un circuito virtuoso che ha sempre caratterizzato i giganti della nostra economia

Ricordo la sua innata reticenza a proporre la propria presenza sotto i riflettori, così come la sua congenita propensione a lavorare dietro le quinte, senza farsi notare, senza destare eccessiva attenzione. Aveva una dote, rara, quella di semplificare le difficoltà, di sciogliere i nodi della burocratizzazione, arrivando velocemente a individuare le soluzioni, atteggiamento tipico di chi è abituato a toccare la terra con le mani e non con una salviettina, appassionato di natura e dei suoi cani, parte della sua bella famiglia

Oggi mi unisco al dolore della sua mamma, di suo fratello, di tutti i suoi collaboratori, dipendenti, amici. Non abbiamo perso solo una presenza giovane, cordiale, buona. Mancherà il suo essere punto di riferimento quale persona mai colpita dal malessere del disinteresse, ma desiderosa di contribuire, di partecipare, di ascoltare e favorire. Tante le imprese sulle quali ha lasciato un marchio indelebile e che dovranno continuare a esistere e a camminare sul solco già tracciato per non tradire quella che non è solo una eredità, ma un vero lascito morale e umano che onoreremo. Alla famiglia va il mio abbraccio commosso.

Il cordoglio di Testa (FdI)

“La scomparsa di Daniele Kihlgren lascia un immenso vuoto e priva la nostra regione di un pioniere autentico, di un uomo che ha saputo guardare al passato con la lungimiranza dei grandi visionari. Con la sua intuizione folgorante su Santo Stefano di Sessanio, nata da un viaggio in moto, ha dimostrato come la bellezza ferita di qualche antico borgo non sia un capitolo chiuso ma una risorsa viva su cui investire con coraggio e passione. Attraverso il progetto di Sextantio, Kihlgren non si è limitato a restaurare pietre antiche ma ha restituito un’anima, un’identità e una prospettiva economica a un territorio straordinario, facendolo conoscere e apprezzare in tutto il mondo come modello virtuoso di turismo sostenibile e conservazione paesaggistica. Ha tracciato una strada che oggi rappresenta un vanto per l’Abruzzo e un esempio luminoso per l’intero Paese. Alla sua famiglia e a quanti hanno condiviso il suo percorso giungano il mio cordoglio più profondo e la mia vicinanza commossa”

Filippo Lucci: «IHo conosciuto il suo impegno per gli ultimi e per la salute dei bambini»

“Di Daniele Kihlgren si ricorderanno giustamente la visione, il recupero di Santo Stefano di Sessanio e la capacità di restituire vita ai luoghi. Io vorrei ricordare anche il Daniele che ho conosciuto in Africa: un uomo straordinario, profondamente coinvolto nella vita di quelle comunità e impegnato perché anche le persone più povere potessero curarsi».

È il ricordo di Filippo Lucci, giornalista e volontario che ha partecipato a tredici missioni umanitarie in Burundi con DAPADU, “Dalla Parte degli Ultimi”, dopo aver appreso della scomparsa dell’imprenditore italo-svedese, fondatore di Sextantio.

«La mia esperienza in Burundi mi ha insegnato quanto il diritto alla salute possa dipendere da cose che a noi sembrano piccolissime: la possibilità di raggiungere un ambulatorio, acquistare un farmaco, pagare una copertura sanitaria», dichiara Lucci. «Daniele aveva compreso fino in fondo questa realtà. Il suo rapporto con il Ruanda e il Congo è stato lungo e coinvolgente: quei Paesi erano entrati nella sua vita, nelle sue scelte e nei suoi progetti».

Accanto alle iniziative di recupero dei borghi italiani, Kihlgren aveva sviluppato un impegno umanitario nell’Africa centrale. In Ruanda, attraverso Sextantio, aveva sostenuto l’accesso all’assicurazione sanitaria per le persone indigenti. A questa finalità aveva legato anche il Progetto Capanne, sull’isola di Nkombo, nel lago Kivu, destinandone gli utili al finanziamento delle coperture sanitarie. In Congo aveva inoltre contribuito alla costruzione di un ospedale pediatrico.

«È una parte meno nota di Daniele, ma essenziale per comprenderlo», prosegue Lucci. «Dietro quei progetti c’erano persone, famiglie e bambini ai quali offrire una possibilità concreta di cura. Per chi conosce quelle realtà, aiutare un bambino ad accedere alle cure significa dare speranza anche alla sua famiglia».

Il ricordo personale torna agli incontri africani e all’amico abruzzese Roberto Santavenere, impegnato sul campo.

«Ricordo Daniele, le cene insieme e i racconti dei viaggi in moto nelle foreste del Congo. Sono immagini che oggi tornano con forza. In quelle conversazioni emergevano la sua curiosità, il carattere anticonformista e il profondo legame con l’Africa e con le persone che aveva incontrato. Conservo il ricordo di un personaggio straordinario, capace di lasciare un segno».

«Oggi – conclude Lucci – sento il bisogno di ricordare anche questo suo volto. L’Abruzzo perde un uomo che ha saputo immaginare un futuro per i suoi borghi; chi lo ha conosciuto in Africa ricorda anche il suo impegno per la dignità delle persone e per la salute dei bambini. È un’eredità umana che merita di essere custodita e raccontata».

Marinelli e Albano: “Un uomo capace di vedere il futuro delle aree interne”

“La scomparsa prematura di Daniele Kihlgren, a soli 60 anni, è una perdita profonda per l’Abruzzo e per chiunque abbia creduto nella possibilità di costruire un futuro nuovo per le nostre aree interne. È stato, certamente, tra i primi giovani imprenditori a scegliere di tornare e restare, nei territori dell’interno, scegliendoli e intuendo prima di molti altri che la rinascita dei borghi non poteva passare semplicemente dalla conservazione del passato, ma dalla capacità di trasformare la bellezza, la cultura, la biodiversità e l’identità dei luoghi in nuove opportunità di sviluppo”, così il segretario regionale del PD Daniele Marinelli e quello provinciale dell’Aquila Stefano Albano.

“Con il progetto di Sextantio a Santo Stefano di Sessanio ha dimostrato concretamente che un borgo abbandonato poteva tornare a vivere senza perdere la propria anima. L’albergo diffuso è diventato un modello conosciuto e studiato anche fuori dall’Abruzzo, capace di mettere insieme ospitalità, recupero del patrimonio, economia locale e valorizzazione del territorio. Ha saputo anticipare temi che oggi sono al centro del dibattito sul futuro delle aree interne: il turismo sostenibile, la rigenerazione urbana, la tutela del paesaggio, la valorizzazione della biodiversità e la necessità di creare nuove economie a partire dalle identità dei territori. Il suo lavoro ci consegna anche una responsabilità: continuare a credere che i nostri borghi e le nostre aree interne non siano luoghi marginali, ma territori con un enorme potenziale da riconoscere e coltivare. Alla famiglia e alle persone che gli sono state vicine va il cordoglio mio personale e quello del Partito Democratico abruzzese”.

Pubblicato da
Marina Denegri

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