Attualità

Big John, il Triceratopo e i segreti svelati a Chieti

Condividi

CHIETI – Il più grande esemplare di Triceratops horridus mai scoperto al mondo, ribattezzato “Big John”, continua a fare parlare la scienza internazionale. L’epopea di questo gigante preistorico, lungo oltre 6 metri, con un teschio dalla circonferenza di 2,5 metri,  unisce le colline del Dakota del Sud, i laboratori della Zoic di Trieste e l’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, fino alla ribalta globale grazie a un documentario della televisione pubblica giapponese NHK.

La scoperta choc sul collare osseo: duelli mortali nel Cretaceo

Rinvenuto nel 2014 negli Stati Uniti e giunto in Italia nel 2020 per il restauro, “Big John” custodiva un segreto svelato dallo studio paleopatologico condotto dal Professor Ruggero D’Anastasio, docente di Antropologia presso il Dipartimento di Medicina e Scienze dell’Invecchiamento della “d’Annunzio”, e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Scientific Reports (gruppo Nature).

A notare una singolare perforazione a forma di “serratura” sul collare osseo destro (osso squamoso) erano stati i tecnici di Trieste. Le successive analisi al microscopio elettronico e le indagini chimiche condotte a Chieti dall’équipe di D’Anastasio – in collaborazione con ricercatori dell’Università di Bologna – hanno chiarito la natura della lesione:

-Non si trattava di un’anomalia congenita o di un danno post-mortem.

-È una ferita traumatica inflitta dal corno di un rivale, sferrata da dietro con un successivo scivolamento nella struttura ossea.

Un comportamento inedito e un’analogia straordinaria con l’uomo

La scoperta ha un valore scientifico dirompente. Per la prima volta viene confermato che i Triceratopi si affrontavano in cruenti combattimenti intraspecifici per il dominio del territorio e l’accoppiamento.

Ancora più sorprendente è l’aspetto biologico: l’analisi dei tessuti ha evidenziato che il dinosauro sopravvisse al duello per almeno sei mesi, mostrando chiari segni di rigenerazione ossea. La formazione istologica dell’osso del rettile e le fasi molecolari di riparazione (dalla matrice proteica alla calcificazione) sono risultate del tutto simili a quelle dei mammiferi e dell’uomo.

«Applicare gli strumenti della medicina contemporanea ai fossili ci aiuta a capire l’origine e la natura stessa della nostra capacità di guarire», spiega il Prof. D’Anastasio.

Dal Museo universitario di Chieti alla ribalta mondiale

Il micro-campione osseo studiato a Chieti (inventario 23751) è oggi custodito ed esposto nella sala “Cranioteca” del Museo universitario della “d’Annunzio”. Un’eccellenza sottolineata anche dal Prorettore Vicario, Professor Carmine Catenacci, che ha evidenziato come la scelta della NHK premi la qualità e la centralità della ricerca dell’ateneo abruzzese nel panorama mondiale.

Nel frattempo, dopo essere stato acquistato all’asta per milioni di dollari da un collezionista, lo scheletro completo di Big John continua il suo tour globale ed è attualmente esposto in prestito al Glazer Children’s Museum di Tampa, in Florida, continuando a incantare grandi e piccoli.

Pubblicato da
Marina Denegri

L'Opinionista © since 2008 - Abruzzonews supplemento a L'Opinionista Giornale Online
reg. tribunale Pescara n.08/2008 - iscrizione al ROC n°17982 - P.iva 01873660680
Informazione Abruzzo: chi siamo, contatta la Redazione, pubblicità, archivio notizie, privacy e policy cookie
SOCIAL: Facebook - X