Lasciò Pettorano sul Gizio ed iniziò a combattere come “lottatore” prima in Italia e poi in giro per l’Europa. Negli anni ’30 gli arrivò una proposta, che lui accettò, per tenere una serie di combattimenti in Argentina. Ed è qui che conobbe un manager che lo indirizzò verso quello strano e spettacolare sport che lo avrebbe reso ricco e famoso: il Wrestling. Arrivò negli Stati Uniti, navigando sulla nave “Normandie”, all’inizio del 1938 per stabilirsi a New York.
Già il 2 maggio incontrò, all’Hippodrome di New York, Mike Kilonis e lo battè. Il 28 giugno, dello stesso anno, al “Fort Hamilton Arena” incontrò il campione John “Dropkick” Murphy. Iniziò così una carriera densa di successi. Sfidò tutti i massimi campioni del momento e quasi sempre li sconfisse.
Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale diventò, per Michele Leone, un’occasione. Rivendicava ad ogni incontro la sua italianità e questo indispettiva gli americani. Amava dire “Vincerete anche la guerra ma non batterete , mai, questo italiano”. In America, durante il periodo bellico, si continuò tranquillamente a combattere e anche per l’assenza di alcuni campioni ( impegnati i guerra) nacque il “mito” di questo campione con il mantello (Leone amava presentarsi sul ring indossando un mantello rosso). Rimangono indimenticabili i combattimenti contro Joe Turner, “Gentleman” Lou” Plummer, Milo Steinborn, Tommy O’Toole, Hans Kampfer. Ad ogni suo incontro erano migliaia gli spettatori e sempre con la numerosa ed entusiastica partecipazione di tantissimi italoamericani. Finita la guerra, con la voglia degli americani di tornare a sorridere, il Wrestling assurse a sport nazionale.
Morì il 26 novembre del 1988. Qualche giorno prima era stato investito da un auto mentre faceva ritorno a casa. Anni dopo la moglie “Billie” fece, in onore del marito, una donazione di 100.000 dollari al “Santa Monica History Museum”. Con questa motivazione: “”Mio marito si trasferì a Santa Monica nel 1949 e da allora iniziò una storia d’amore con questa città. Amava tutto ciò che riguarda Santa Monica, le persone, i suoi paesaggi, il molo e soprattutto il sole, la spiaggia e l’oceano.”
Geremia Mancini – Presidente onorario “Ambasciatori della fame”
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