Un grappolo d’uva ha una tale forza simbolica sia sacra che profana da andare al di là della semplice rappresentazione di un frutto.
L’uva ha sempre rappresentato sulle tavole imbandite l’allegoria della ricchezza, benessere e prosperità. Una libertà immaginativa potente, sostenuta comunque da una solida conoscenza dell’antichità.
Dioniso (Bacco per i romani) vero colono dell’umanità, Dio del vino, cresciuto nella solitudine dei boschi, pianta la vite e insegna agli uomini a coltivare la terra.
Se è Apollo che dona ogni felicità ai mortali è Dioniso che dona loro il vino che eccita l’animo, induce al canto delle Muse e ispira alla poesia, si fa maestro di una vita più socievole e lieta, un Dio del lavoro, della terra, dell’ordine, ma anche un Dio dell’ebbrezza.
I motivi della vite, della vendemmia o della produzione del vino, mostrano come questa bevanda sia stata considerata un forte simbolo di immortalità e conferisse sicurezza nei confronti del misterioso passaggio tra la vita e la morte.
Fra le molte virtù di Dioniso eccellono l’altruismo e l’amore per il prossimo tanto che, insieme con la sua sposa Arianna saranno venerati nelle feste del culto Dionisiaco.
Lo stesso Loren
Invito alla gioia e alla spensieratezza di cui la giovinezza è simbolo nonostante la caducità della vita terrena.
C’è un legame profondo tra Dioniso e la civiltà umana, e la chiave per svelarla può essere l’arte. Arte e vino nella loro storia hanno avuto numerosi incontri, perché il vino non è esclusivamente materia e colore, ma luminosità e metamorfosi.
Dioniso fu considerato il protettore di tutte le arti e il Dio dell’ispirazione, così l’arte e il vino racchiudono entrambi una natura materiale (“di doman non c’è certezza”) e un potere spirituale.
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