PESCARA – L’Abruzzo si conferma una delle regioni più dinamiche e competitive d’Italia. Tra il 2021 e il 2025 il Prodotto Interno Lordo (PIL) regionale ha segnato un incremento cumulato del 11,9%, superando nettamente la media nazionale (+7,2%). I dati sono stati illustrati da Luca Bianchi, Direttore Generale di Svimez, in occasione dell’Abruzzo Economy Summit in corso all’Aurum di Pescara, confermando le stime già anticipate dal presidente della Regione Marco Marsilio.
Alla base di questa crescita c’è una forte vocazione manifatturiera, che rappresenta circa il 20% del totale regionale, sostenuta da una solida diversificazione produttiva. Nella prima metà del 2026, in particolare, le esportazioni registrano un incremento dell’8,3%, trainate soprattutto dal comparto farmaceutico.
Anche il mercato del lavoro risponde positivamente: nel primo semestre l’occupazione ha segnato un +2,4%, superando il ritmo nazionale grazie all’effetto espansivo degli investimenti pubblici legati al PNRR (infrastrutture, scuole, asili nido e impianti sportivi).
Nonostante i brillanti indicatori macroeconomici, l’analisi di Svimez evidenzia alcuni nodi strutturali su cui le istituzioni locali intendono concentrare gli sforzi:
Fuga di cervelli: il deflusso netto di circa 1.500 giovani all’anno, per oltre la metà laureati.
Gender gap: un divario occupazionale di genere che si attesta ancora intorno ai 20 punti percentuali.
Spopolamento: lo svuotamento delle aree interne, che accentua la denatalità e la riduzione dei servizi essenziali.
Per trasformare questa fase positiva in una crescita strutturale e duratura, il direttore Svimez Luca Bianchi ha indicato quattro priorità strategiche:
Garantire la continuità delle infrastrutture sociali e dei servizi anche dopo la conclusione del PNRR.
Potenziare le università regionali come hub di trasferimento tecnologico per trattenere i talenti.
Incentivare l’imprenditorialità high-tech nei settori strategici.
Favorire l’occupazione femminile e superare la frammentazione delle politiche per le aree interne, puntando su una pianificazione d’area vasta che connetta i centri urbani alle periferie, per assicurare a tutti i cittadini abruzzesi il “diritto a restare”.
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