Agricoltura

Abruzzo, allarme manodopera agricola: raccolti a rischio

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REGIONE – In Abruzzo intere campagne di raccolta rischiano di fermarsi non per mancanza di prodotto, ma per l’assenza di manodopera disponibile e continuativa. Un problema che sta colpendo un numero crescente di aziende agricole e che, secondo CIA Abruzzo, non può più essere considerato un’emergenza passeggera: si tratta ormai di una criticità strutturale del sistema agricolo regionale.

I dati nazionali confermano la portata del fenomeno. Secondo l’Ufficio Studi CGIA, nel 2025 l’agricoltura è il settore con la più alta incidenza di lavoratori stranieri in Italia: il 42,9% delle nuove assunzioni riguarda manodopera non italiana, pari a oltre 184.000 ingressi. Una dipendenza ormai stabile, che si riflette pienamente anche in Abruzzo.

Tra il 2017 e il 2025, infatti, le assunzioni di lavoratori stranieri nella regione sono cresciute del 102,3%, passando da 11.810 a 23.890 unità annue. Nel solo 2025, gli stranieri rappresentano il 19,3% delle nuove assunzioni complessive, segno evidente della difficoltà delle imprese nel reperire personale locale.

“È una situazione paradossale”, denuncia Nicola Sichetti, Presidente CIA Abruzzo. “Le aziende assumono regolarmente, ma molti lavoratori selezionati tramite canali ufficiali abbandonano il lavoro dopo un solo giorno. Questo provoca ritardi nella raccolta, perdite di prodotto e costi aggiuntivi per le imprese”.

Il problema non è solo numerico, ma anche organizzativo. I dati CGIA indicano che oltre 105.000 lavoratori stranieri impiegati in Italia sono classificati come personale non qualificato in agricoltura e manutenzione del verde, una delle professioni più richieste nel 2025. Ciò conferma che molti accedono al lavoro agricolo senza una reale consapevolezza delle condizioni operative, con un conseguente tasso elevato di abbandono.

Per CIA Abruzzo serve un cambio di passo. Prioritaria è l’attivazione di percorsi formativi brevi e concreti, capaci di preparare i lavoratori alle reali esigenze del settore e di aiutare le aziende a individuare personale motivato, riducendo gli abbandoni immediati.

Accanto alla formazione, l’associazione chiede agevolazioni fiscali e contributive per le imprese che assumono regolarmente, così da rendere il lavoro legale più competitivo rispetto alle forme irregolari.

Fondamentale anche una maggiore integrazione tra sistema produttivo e territorio: “Serve una collaborazione strutturata”, afferma CIA Abruzzo, “tra centri per l’impiego, amministrazioni, terzo settore e cooperative che gestiscono i flussi migratori. I lavoratori stranieri sono ormai una componente stabile del mercato del lavoro”.

Infine, l’associazione ribadisce la necessità di rafforzare i controlli contro caporalato e lavoro sommerso, fenomeni che alterano la concorrenza e penalizzano le imprese virtuose.

“La risposta non può limitarsi a denunciare la mancanza di braccia”, conclude CIA Abruzzo. “L’agricoltura italiana e abruzzese vive già oggi grazie alla manodopera straniera. Servono strumenti adeguati, regole chiare e un sistema che valorizzi chi lavora con dignità e chi offre lavoro in modo trasparente. Senza interventi strutturali, rischiamo di compromettere la tenuta economica dell’intero comparto agricolo regionale”.

Pubblicato da
Marina Denegri

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