Cna, lettera al Procuratore Antimafia: ricostruzione e legalità

Rivendicato il ruolo decisivo  delle piccole imprese abruzzesi a garanzia di correttezza nella ricostruzione delle aree colpite dal sisma, ma soprattutto quale presidio di legalità.

Il Cna sostiene  che il ruolo delle piccole imprese abruzzesi  nella ricostruzione postsismica  sia decisivo  sia per quanto riguarda la correttezza che la legalità. In una lettera al Procuratore nazionale Antimafia, Pietro Grasso, i presidente della Cna regionale, Italo Lupo, e dell’Aquila, Giorgio Stringini affermano:

la piccola impresa, e l’artigianato in particolare, debbono e possono assolvere nel cuore vivo di una società sana, quale quella abruzzese, una funzione insostituibile di cerniera con la società e le istituzioni. Crediamo nel ruolo sociale dell’impresa, crediamo nella difesa della legalità al di sopra di tutti gli altri valori. Crediamo che sulla ricostruzione dell’Aquila vadano tenuti accesi i riflettori del mondo dell’informazione, che solo attraverso il coinvolgimento della piccola imprenditoria locale sia possibile realizzare un processo di ricostruzione partecipato dai cittadini.

A Grasso, che poco meno di un anno fa, nel corso di una visita istituzionale alla città, per primo aveva sostenuto l’esigenza di valorizzare il ruolo delle piccole imprese abruzzesi nel processo di ricostruzione della città martoriata dal terremoto, Lupo e Stringini ricordano di aver messo a punto con la propria organizzazione un marchio specifico, “Affidabita”, che fa proprio e riassume i concetti di rispetto della legalità (applicazione integrale delle norme di sicurezza, affidabilità sotto ogni profilo delle imprese coinvolte, certezza dei tempi di esecuzione) delineati dal Procuratore nei suoi interventi.

Nella lettera – inviata anche al presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi; al prefetto dell’Aquila, Franco Gabrielli; al sindaco, Massimo Cialente; al presidente della Provincia, Stefania Pezzopane; al responsabile della cabina di regia per la ricostruzione, Gaetano Fontana; al procuratore generale, Alfredo Rossini – Lupo e Stringini rammentano come «i fatti e le cronache, purtroppo, si siano incaricati di mostrare, e narrare, quanto l’assalto di certa imprenditoria spregiudicata e dal profilo illegale al processo di ricostruzione sia stato accuratamente pianificato: le risate di soddisfazione che le intercettazioni telefoniche hanno svelato, proprio mentre la città moriva, danno il senso dell’enormità cui siamo di fronte».